Intenti politici neomelodici

È da un mesetto che quando arrivo in ufficio passo davanti ad un manifesto elettorale, e tutte le mattine penso, ora ci scrivo un articoletto sui manifesti elettorali. E quindi, ora ci scrivo un articoletto.
Perché i manifesti elettorali sono un trionfo populistico unico nel suo genere, e sono pari solamente a quelli di alcune orchestre di liscio o dei cantanti cosiddetti neomelodici, alla Nino D’Angelo per intenderci.
I testoni enormi, con inquadratura che arriva poco sotto le spalle, con un occhio grande quanto la faccia di te elettore che guardi il cartello, un sorriso che è grande quanto la porta di un garage, un nasino per niente francese. E io mi chiedo cose. Avranno fatto qualche studio che indica le proporzioni corrette da tenere in queste foto? Vorranno instillare un senso di sottomissione, del tipo “io c’è l’ho più grosso quindi comando?”. O forse si vuole agevolare il voto degli anziani, che per faccende d’età ci vedono poco?
E poi, gli slogan, su cui si scervellano i piccoli geni del marketing politico, alla ricerca del sound migliore. Quello che leggo io tutte le mattine è “dalla parte giusta”. Frase che mi provoca un impeto filosofico rutilante, e ci penso su, e mi dico, ma come fai a sapere quale è la parte giusta, ad affermare una cosa così netta e pesante, voglio dire, ti prendessi sul serio in quel che mi vendi, con questa e altre mille suggestioni (questa fa solo da portabandiera, sia chiaro), oh politico, poi che facciamo? Saresti in grado di soddisfare tutte le promesse che mi fai in modo esplicito ed implicito? Rispondo io: no, e lo sappiamo tutti e due.
Come il famoso milione di posti di lavoro, per dirne una a caso. Nessuno ha fatto storie se poi non c’è stato, perché in fondo in fondo nessuno ci ha mai creduto. Come sempre accade nelle promesse elettorali a destra sinistra centro sopra e sotto. Io te lo dico, ma tu non ci credere mica fino in fondo, eh, si fa per dire, per essere eletti.
Nasce così la gara a chi le spara più grosse, inverosimili e soprattutto finte. Pubblicitarie.
E allora, il giorno che arriva uno che wertmulleramente scrive “faccio quello che posso, ma non garantisco nulla, d’altra parte anche Superman poi è finito maluccio, comunque sia, nei limiti, farò del mio meglio”, io quello lo voto.
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