Giorgio Di Sacco Rolla commenta l’intervento del vicesindaco Ruggia

Ieri, nell’intervista rilasciata alla Nazione, il vicesindaco Ruggia si spinge ad affermare che i progettisti della nuova piazza Verdi coglierebbero lo spirito del luogo. I discussi e discutibilissimi portali rossi e verdi, per  esempio, sottolineerebbero l’asse via Chiodo -via Veneto . In questo ha ragione. Il progetto si inserisce in una serie di brutture, di calci in faccia che il paesaggio e la città hanno ricevuto nel secondo dopoguerra: palazzi  anonimi ed informi, già vecchi dopo l’inaugurazione, giardini tristi, privi di anima, e poi  capannoni industriali prefabbricati, quartieri dormitorio tirati su in economia, colline  cementificate , discariche di rifiuti tossici, interramenti di specchi acquei.  Le coeve opere pubbliche   non sembrano altresì brillare per originalità e bellezza: se il nuovo tribunale ha una sua maestosità, palasport  e megacine riequilibrano lo scempio con la loro dose di bruttezza. ll confronto tra i giardini pubblici ed il parco della maggiolina, o tra il palazzo dello Poste e la nuova questura illustra lo scarto tra un prima ed un dopo.

Se  il progetto di piazza Verdi vuole fare da ponte tra le due città,quella antica e quella moderna,  allora ci riesce perfettamente Si presenta infatti come un’irruzione della modernità intesa come assenza di gusto, come furbizia progettistica usa e getta , in un tessuto urbano armonico e bello. Una coltellata a tradimento portata allo stomaco della città. A tradimento perché si presenta con velleità artistiche e non come frutto della speculazione edilizia senza scrupoli

Negli intendimenti del sindaco quegli  archetti  simili ad un autolavaggio ed un uno scavo a gradinate-nostrano ground  zero in memoria del Politeama – dovrebbero diventare simbolo della rinascita cittadina . A me invece sembrano l’emblema, la figura di un modello fallito di sviluppo; un modello fatto di industrializzazione devastante e poco attenta al territorio ed alla storia.

Ma al di là delle riflessioni estetiche, che tutto sono fuorché soggettive, quanto costerà la manutenzione di questo gioiello ad una municipalità impoverita dalla crisi?  quanto è delicato il sistema di pompaggio e di sterilizzazione delle acque? Dovremo rassegnarci a safari anti zanzare all’arrivo di ogni primavera? Nessuna risposta concreta, ma vaghe promesse e vaghissime assunzioni di responsabilità per il futuro, mentre  al contempo si sorvola sull’intendimento di  intasare di auto viale Mazzini e viale Italia per far fronte alla bell’e meglio alla carenza di parcheggi originata dalla contemporanea apertura  di due cantieri , uno in piazza Verdi e l’altro in piazza Europa. Se questo è il nuovo che avanza possiamo ormai soltanto invocare le sonnacchiose divinità del luogo affinché ci proteggano e ci difendano dalla barbarie della pseudomodernità.

Giorgio Di Sacco Rolla

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