Consiglio Comunale sulla cultura/ Interpellanza di Giulio Guerri con intervento di Alessandro Laghezza

Un primo atto verso la trasparenza e la democrazia della cultura.

Oggi il tanto atteso Consiglio Comunale sulla Cultura strenuamente voluto dal consigliere Giulio Guerri con i referenti della commissione preposta (presidente Paolo Manfredini), Assessore alla Cultura Diego Del Prato, la direttrice dei Musei Marzia Ratti e alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione. Tra questi Alessandro Laghezza (capogruppo lista Chiarandini) che aveva annunciato pubblicamente alcuni giorni fa,  una commissione di controllo per le short list alla cultura.

Orario infelice (h.15) in una giornata dedicata ancora alle celebrazioni alla memoria della Shoa e ricca di eventi in città che ha decretato il livellamento numerico delle presenze. Ma il social media staff lavora anche per gli assenti!

Le relazioni sul “cattivo stato della cultura” e la richiesta di trasparenza sulle nomine sono state esposte, molto brillantemente e con grande piglio sia da Giulio Guerri che da Alessandro Laghezza. I temi erano quelli giusti: le famigerate short list, il problema del calo di attrattiva dei musei, e dell’offerta del Teatro Civico, la convenzione con Genova e Palazzo Ducale, i dubbi sulle nomine in ogni settore della cultura, dai Festival ai musei ai teatri; Laghezza ha anche aggiunto la questione dello storico Festival del jazz ormai quasi completamente sceso a evento di richiamo locale che deve ritrovare la sua vocazione extracittadina e nazionale, e la differenza la farebbe proprio un direttore artistico all’altezza che posizionerebbe La Spezia tra i luoghi di “culto” di questa musica che ha molti sostenitori  e porterebbe una sana ricaduta economica. L’avevamo persa per strada questa manifestazione illustre, va recuperata prima che faccia la fine di altri eventi morti per incuria.

I Bandi/short list

Sono di fatto, solo Guerri e Laghezza a colpire dritto sulla questione nodale che da settimane  circola sui giornali e sui network (non ce ne vogliano gli altri consiglieri che pure hanno posto alcune questioni di un certo interesse): hanno chiesto trasparenza sulle nomine, sulle metodologie di selezione. Siccome non ci sono soldi, chi paga pegno è il direttore artistico di Camec e Teatro Civico che appunto non ci sarà, lasciando posto a un non meglio identificato arruolato “commissario o consulente” . Sarà comunque un tecnico, anche qua un “non meglio definito tecnico” .

Buio totale per quanto riguarda la commissione giudicante, buio totale sulla valutazione comparativa che compare nel bando, sui criteri specifici non solo di selezione del curriculum ma anche di selezione del progetto (poiché manca nel bando l’indicazione anche di massima, su quali versanti/obiettivi/temi dovrà sagomarsi e sulla base di quale budget).

Avete mai visto una gara pubblica in cui non vengono specificati dati precisi su importi, configurazione dettagliata e tecnica di un dato lavoro richiesto, o certificazione per una azienda da selezionare?

Ovviamente, ma lo sapevamo, si è minimizzato sul “rumor” (che poi è un botto gigantesco) fatto sui giornali da più parti sulle nomine (“non ne capisco le ragioni” dice l’assessore”; “tutto legale” dice la Ratti) e non è stato chiarito il motivo per cui l’assessore non ha dichiarato pubblicamente in una di quelle famose conferenze pubbliche sulla cultura, questa volontà di nomine

Azzardiamo un’ipotesi: forse perché la volontà non c’era affatto ed è stata forzata proprio da un gruppo di persone che non ci stava ad accettare titolati di ufficio. L’assessore poteva con un minimo di autocritica, riconoscere l’errore clamoroso e imbarazzante di aver preveggentemente dato i nomi dei possibili direttori in un’intervista ai giornali all’inizio di dicembre (e una frase dal pubblico glielo ricordava). Ma ha preferito non farlo.

Spiace pure che non si riconosca che se ci sono 73 persone che hanno fatto domanda per la short list al Civico, non è per la “bella (…) promozione del Comune” di un bando uscito il 29 dicembre sul sito comunale, ma come è noto a chi ci segue,  per il meccanismo cocciuto di tam tam frenetico attivato dalla rete degli indignati che ha coinvolto qualcosa come una decina dei massimi portali italiani di informazione di teatro, che ha collocato con un numero straordinariamente alto di messaggi, tag, tweet, post il bando affinché tutti e non solo una ristretta cerchia cittadina di persone, partecipasse. Molte persone sono state chiamate personalmente al telefono, la rete Toscana è stata allertata, la comunità teatrale si è mossa massicciamente.

Questa azione dovrebbe dirla lunga sul fatto che non ci sono “interessi personali” (altrimenti non lo si diffonderebbe), ma questa è la classica risposta a ogni movimento “non controllato” dal sistema.

“E poi Vergassola è un comico”: breve (short) lezione di storia del teatro n. 2

E’ stata chiesta da Laghezza chiarezza su alcune “esclusioni eccellenti” (citata la curiosa vicenda di Dario Vergassola che, a Roberta Della Maggesa sulla Nazione,) ricordava di non aver mai avuto risposta alla sua candidatura gratuita alla direzione del Civico, riproposta pubblicamente dal Pd tramite Luca Basile in tempi di crisi di rapporti tra vertici PD e amministrazione pubblica.

Ahimé, dice l’assessore, Vergassola dovrà adeguarsi alle regole della short list. (A sapere quali sono…). Significativo il commento ironico dell’assessore: “E poi Vergassola è un comico” che  fa pari e patta con la frase della Cinzia Alosini sempre su Vergassola (“Non si confonda il teatro con il cabaret”).

Anche noi ci scherziamo su e vogliamo ricordare che il Comico viene definito così perché viene dal Komos greco, la processione smodatada cui si genera il nucleo fondante del teatro greco, culla del teatro occidentale; l’assessore è storico e il Nietzsche della nascita della tragedia l’ha sicuramente letto.  Il comico ha dunque, la stessa dignità teatrale del tragico sin dai Greci. Non li vorremmo smentire proprio noi??? Lo diciamo ridendo appunto, e così ci mettiamo un emoticon 🙂

Zelig, I soliti idioti, I fichi d’India (tutta gente che regolarmente sbarca al Civico) non devono essere presi come il simbolo di tutto il comico ma solo di una sua avvilente deformazione.  Sarebbe come dire che tutto il cinema è da buttare perché esistono i film dei Vanzina.  So che era una battuta quella dell’assessore, ma questo ennesimo minimizzare la portata della comicità di Vergassola e di un certo teatro per nulla di intrattenimento, che dietro il faceto nasconde in realtà,  mestiere e intelligenza (come dimostrano Albanese, Luttazzi e altri) ce lo potrebbero risparmiare. Noi non lo condividiamo. Crediamo piuttosto che Dario appartenga a quella bella (=necessaria) categoria di artisti in cui la comicità, per dirla con Bachtim “distrugge e smaschera”.

Se cade invano la richiesta di Guerri sulle motivazioni e sui criteri di selezione della famosa “commissione teatrale” successiva a Pischedda, il consigliere batte ancora sul tema della meritocrazia che deve essere un principio cardine per le prossime nomine e, in accordo con Laghezza, chiede una commissione di controllo per le short list. Allo stato attuale pare che non siano state ancora nominate le commissioni giudicanti e con buona probabilità le elezioni faranno slittare tutta la procedura a dopo il voto.  Una quarantina hanno passato una prima scrematura. “Uno solo rimarrà”, dice l’assessore. (Ma non era una short list?)

E poi si va dritti sulla questione del rappresentante spezzino per il CDA di Palazzo Ducale, nel protocollo di intesa da poco firmato.

Il protocollo con Genova: un “abbraccio mortale”; “Musei in crescita di visitatori” (non ce ne eravamo accorti…)

Né assessore né direttrice sono stati esaustivi sui bandi. Entrambi si sono mantenuti generici anche sulla nomina per il cda di Genova e sul ruolo che dovrebbe svolgere oltre che sulla funzione di questa convenzione con Palazzo Ducale/ Genova (definito, forse con eccessiva enfasi da Scardigli, consigliere, “un abbraccio mortale”).

Scopriamo dalle parole della Ratti (e qua virgolettiamo) che “è una falsità dei giornalisti che le visite ai musei sono in calo. Dal 2005 (?) ad oggi i visitatori sono in aumento per arrivare poi, a una crescita sostanziale. Dobbiamo sapere che quello che si legge sui giornali, per superficialità, è un dato falso.” 

Devono esserci entrate di emergenza al Camec perché nessuno ha mai visto le folle.

Certo la tentazione di mettere una telecamera agli ingressi dei musei per verificare le presenze è forte.

Per fortuna nessuno dei consiglieri ha il coraggio di dare supporto a questo argomento (anzi, Laghezza ha ricordatola portata meramente cittadina delle mostre al Camec, di scarsa attrattiva dunque per un potenziale pubblico numeroso ed esterno), e ora speriamo che i numeri, che sono importanti, vengano fuori davvero, perché altrimenti tutto il ragionamento è viziato. Poi Genova vorrà dei dati di accesso esatti. Oppure  un video che testimoni in presa diretta le presenze giornaliere al museo Camec.

Teatro Civico: “pubblico diminuito a causa dell’alluvione” ……..

La Ratti negando un sostanziale calo degli abbonati al Civico e negando anche il calo di una “fidelizzazione” del pubblico (ma il dato è emerso proprio dalle parole di uno dei membri della commissione teatrale in sede di presentazione della stagione quest’anno) arriva ad affermare che questo è dovuto, oltre che alla crisi (che c’è e non va negato) alla “alluvione dello scorso anno”. Proprio così.

Senza fare ironia su un problema così enorme, francamente non ci sentiamo di essere d’accordo su questa giustificazione fortemente improbabile: o dobbiamo pensare che tutto il pubblico veniva da Borghetto, Val di Vara e dintorni? Bastava semplicemente riconoscere un po’ di imperizia, difficoltà a programmare senza direzione artistica, difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi forse anche dovuto a una commissione che non era né tecnica né esperta di programmazione teatrale  (e si torna al problema di cui sopra esposto da GUERRI: chi li aveva nominati?).

Il discorso dell’assessore

Si dice disponibile al dialogo con le associazioni e “soddisfatto dei risultati del Museo Lia e del Camec ” (ma qualcuno li ha questi dati?);  ammettendo, incalzato dai consiglieri, che il problema delle spese esiste, dice che lui avrebbe “accorpato Museo del Sigillo e Museo Etnografico”.  La relazione con la Società dei concerti pare si risolverà nell’agganciarsi al loro progetto di un “distretto musicale del Levante Ligure”, società dei concerti che ha in cantiere altri progetti come Il festival wagneriano (e qua un errore: non ci risulta che sia farina del sacco della Società dei concerti….).

Le parole “agganciarsi”  e “sprovincializzarsi” piacciono un sacco all’assessore e le ridice anche in relazione al rapporto con Genova: per “sprovincializzarsi” occorre “agganciarsi” a Genova. Non è chiaro quale sarà l’oggetto dello scambio o cosa Spezia metterà sul piatto in cambio dell’aiuto alla sprovincializzazione ed è un peccato che il tema non sia stato affrontato, essendo questa del consiglio con la commissione cultura riunita, una sede idonea. Si dice consapevole del ruolo di capoluogo della Spezia con le sue peculiarità che rinnoverà con una non meglio identificata “Cittadella dei saperi del mare” perché “ognuno deve vendere quello che ha, come fanno le aziende”. Sprovincializzazione : vediamo che si intende esattamente. La Festa della Marineria è una ricchezza da valorizzare -dice l’assessore- non come evento spot ma da promuovere tutto l’anno con iniziative cerniera, iniziative che speriamo esulino dal localismo spicciolo a cui abbiamo assistito questi anni e che tutto vada oltre la logica dei 4 cantoni a cui siamo tristemente abituati.

Il Museo della Marineria è una proposta nuova di zecca di cui parla Del Prato  anche se non so chi senta la necessità di un ennesimo Museo in città, poiché e questo lo chiosiamo noi – funzionano già male quelli che abbiamo (più o meno questo è anche il “mood” di altri consiglieri) e le risorse sono sempre meno.

Del Prato che ha anche delega all’istruzione, sottolinea l’importanza da attribuire ai giovani (“fascia debole”) anche se non torna il dato “età-giovane” poiché l’assessore parla di iniziative in collegamento con “le scuole”: dubbio: ma chi ha 19 anni e ha finito le scuole è ancora nella fascia “giovanile?” e potrà usufruire delle iniziative della cultura per i “giovani”‘ o dovrà già accedere a quelle per anziani?).

“Una programmazione teatrale tra la Corazzata Potemkin e Giovannona Coscialunga”

Il consigliere Mirenda (consigliere Movimento 5 stelle) dopo aver riportato un esempio di un festival di cinema di genere in un paesino del messinese, molto frequentato mette in evidenza il calo dei visitatori di teatro e museo, chiedendo una programmazione più “nazional-popolare” (speriamo vivamente intendesse: teatro di qualità, di massa ma di qualità). Allora l’assessore Del Prato ripropone una sua battuta “evergreen” già detta in occasione della conferenza stampa del Civico “Sarà una programmazione tra Giovannona Coscialunga e la Corazzata Potemkin“. Anche qua  la gag fantozziana implica il luogo comune che credevamo morto e sepolto, che l’arte d’avanguardia (anche quella scenica) debba essere per forza noiosa e per pochi addetti ai lavori mentre la massa ignorante preferisce film di bassa lega e e romanzi d’appendice.  D’accordo è una battuta, ma un giorno ci mettiamo a riflettere seriamente sugli obiettivi di un luogo culturale così importante, ricordando,come modello, quello che facevano  Stanislawski e Mejerchol’d al Teatro d’Arte di Mosca con gli allievi e i frequentatori del Teatro STudio, l’impegno della comunità del Living Theatre e il lavoro pedagogico del Centro di ricerche teatrali di Peter Brook ? 120 anni di storia della regia sono passati invano da queste parti?

Mediateca regionale: la “cosa”

Si parla anche della nuova Biblioteca del Canaletto (con ottima funzione per il quartiere) e della Mediateca (su cui ancora non abbiamo capito granché circa il progetto generale se non il fatto che la storia della “fuffa” della mediateca va avanti dal 2007, ma apprezziamo che almeno qualcuno rompa il catenaccio per entrare in quel posto abitato da topi che è il cinema Odeon e lo occupi non abusivamente ma legalmente, essendone il legittimo proprietario) .

Conclusioni aperte (alla “Umberto Eco”)

Insomma, a parte l’ironia, sugli indirizzi dati dall’assessore siamo d’accordo, niente da dire. I dubbi sono sulle modalità di attuazione delle stesse . Va da sé che il refrain delle risorse che non ci sono non può essere l’unica giustificazione per ogni mancanza e ogni debolezza; le responsabilità ci sono, sono stati fatti errori di marketing culturale e di nomine. Riconoscerlo pubblicamente avrebbe significato fare un passo avanti, umilmente, trovare un dialogo con una città che è smarrita su troppi fronti, che è sfiduciata dai tavoli tecnici e pure da quelli politici.

In buona sostanza, dispiace che una amministrazione non riconosca che certi elementi per raddrizzare la macchina siano arrivati anche grazie al buon vigilare di cittadini puntigliosi, forse “spocchiosi” ma certamente sensibili al tema della democrazia e trasparenza, al tema della meritocrazia.

Verrebbe da dire che una comunità attenta, che fa le pulci a un assessore e a un sindaco, è una risorsa, è una cosa di cui essere orgogliosi, significa avere a che fare con persone attive e lucide, che non sono solo spettatori passivi di ciò che si decide a palazzo. E forse sarebbe bene riconoscere a queste persone uno status diverso da quello di “bacino elettorale”.

Spiace in generale che ci siano sempre contrapposizioni, gente che si deve difendere da attacchi (anche verbali…) solo perché ha richiesto un po’ di trasparenza negli affari culturali/ambientali/sanitari/ cioè per quelle cose che vengono definite -con un utile abuso- “beni comuni”.  E vuole poter aver parte nel dibattito.

Ringraziamo Giulio Guerri e Alessandro Laghezza perché questo passaggio pubblico era importante farlo.

Il risultato c’è stato.

 

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.