Fare per fermare il declino: 10 punti per salvare l’Italia

Serata spezzina per l’economista Michele Boldrin, fondatore, assieme a Oscar Giannino, del movimento “Fare per fermare il declino”. La lista è regionale, tra i candidati non vi sono spezzini, ma c’è stata la volontà di fare un incontro nella nostra città per far conoscere il movimento, ma soprattutto per promuovere un momento di confronto su diverse problematiche, a prescindere da steccati ideologici (come ci spiega Pierino Guerisoli, che è uno dei promotori spezzini assieme a Armando Bruni, ventitreenne studente di Giurisprudenza, ex coordinatore del Nuovo Partito Repubblicano, sezione di Lerici).

Le liste di “Fare per fermare il declino” sono formate da persone reali, che da mesi stanno lavorando: Boldrin dice che li hanno accusati di non avere “vip” in lista, ma è stata una scelta precisa; facendo riferimento alla “montiana” Vezzali afferma :”sarà una brava fiorettista, una persona simpatica, ma cosa c’entra con la politica?”. Boldrin è stato per trent’anni professore di economia negli USA, ma ha tenuto d’occhio il suo Paese di origine, notando come dal 2008 il declino sia stato continuo: adesso è ora di fermarlo.

E come? Il movimento ha 10 punti programmatici (http://www.fermareildeclino.it/10proposte): punti concreti, senza trucchi né miracoli per far risorgere il Paese. “Fare per fermare il declino” è un progetto a lunga durata. I primi interventi, in caso di vittoria, sarebbero tre:

1) riforma della legge elettorale, con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (solo 10 milioni a lista per le spese elettorali) e il cambio di stato giuridico per i dirigenti di Comuni, Ministeri e altri enti.

2) primarie di lista per i candidati, di modo che a scegliere chi mandare in Parlamento siano i cittadini e non i partiti.

3) stop al finanziamento pubblico delle imprese (il sistema di incentivi alle imprese è uno spreco di risorse, si finisce con l’aiutare l’inefficiente a discapito dell’efficiente) con conseguente privatizzazione di alcune aziende che al momento sono pubbliche (le Poste, Trenitalia)

Questi primi interventi potrerebbero (afferma Boldrin) a un notevole risparmio per lo Stato e a quel punto si penserà anche ad affrontare temi più complessi e che necessitano di maggior tempo e più ampie risorse. Un tema tra tutti, la Sanità.

Il 51% è un sogno, un’utopia, ma Boldrin dice che pensare a un 7% (ma anche fino al 9%) è realistico. Già con quei numeri si potrebbe contare qualcosa in Parlamento e i rappresentanti della lista sarebbero disposti a sostenere leggi giuste a prescindere dall’appartenenza politica di chi le proporrà.

E poi, chissà, i Governi durano (teoricamente) 5 anni, tra 5 anni si vedrà.

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