Assedio alla toga. Nino Di Matteo si racconta a Loris Mazzetti.

Assedio alla toga, edito da Aliberti editore, uscito nel 2011 è una sorta di dialogo, più che un’intervista tra Loris Mazzetti, giornalista (Il Fatto Quotidiano) e Antonino Di Matteo, giudice palermitano, Sostituto Procuratore in processi importanti, tra cui quello sulla trattativa Stato-mafia.

Si racconta, Nino Di Matteo: parla dei processi, di Falcone e Borsellino, dell’aria che si respirava a Palermo il 19 luglio del 1992 e parla anche della sua vita, dagli studi a oggi, dal matrimonio con una donna che condivide i suoi stessi ideali e gli resta accanto nonostante le difficoltà, alla nascita dei due figli (portati a casa dall’ospedale in un’auto blindata). Non risparmia, il giudice, dure critiche alla classe politica che si è resa partecipe di uno scellerato patto con la mafia.

Ma quello che colpisce di più è il racconto della sua vita, di una vita sotto scorta da tantissimi anni. “A volte mi manca l’aria, avrei solo voglia di fare una corsa, una passeggiata con la mia famiglia”, confessa che ciò che gli pesa sopra ogni altra cosa è aver limitato la libertà della moglie e dei figli.

Ma Di Matteo è uomo di legge e la ricerca della verità lo spinge ad andare avanti, a sopportare l’isolamento, gli attacchi, le critiche: lo fa nel nome di Falcone, Borsellino e di tutte le altre vittime che la mafia ha ammazzato, con la complicità di pezzi di Stato e istituzioni, carnefici che hanno tradito la Costituzione alla quale lui, invece, ri rifà quotidianamente.

Questo è un libro complesso, che tratta temi importanti e pesanti, che fa riflettere. Una lettura non semplice, ma necessaria per conoscere un po’ di storia, per capire qualcosa di più del ruolo della politica, per conoscere meglio il giudice, ma soprattutto l’uomo Di Matteo, solitamente schivo.

Si conclude, il libro, con il testo integrale della lettera che Nino Di Matteo scrisse a Paolo Borsellino in occasione del 19° anniversario della sua morte e che lesse in Via D’Amelio il 19 luglio 2011.

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Un’ ultima cosa voglio dirti, caro Paolo: non ne posso più della stucchevole questione se la tua morte sia servita a qualcosa o sia stata inutile. Guarda tutta questa gente, i giovani, gli anziani, gli uomini, le donne di tutta Italia. Quelli che ancora oggi si emozionano ricordandoti. Quelli che si ispirano nell’impegno quotidiano al tuo impegno. Quelli che hanno trovato il coraggio di sollevarsi dalla rassegnazione guardando al tuo coraggio. Guarda da lassù i tanti italiani, sono di più di quelli che appaiono, che nel silenzio delle coscienze continuano a lottare come tu hai loro insegnato. Ti accorgerai che in ciascuno di loro, in ciascuno di noi, vive ancora la tua anima. (Nino Di Matteo)

 

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