Indimenticabile Audrey (1929-1993)

Cosa vi viene in mente se vi diciamo Audrey Hepburn?

Il manifesto di Colazione da Tiffany (1961), in cui l’attrice sfoggia un raffinatissimo tubino nero firmato Givenchy? Il finale di Vacanze romane (1951), quando Gregory Peck la vede per la prima volta nel suo meraviglioso abito da principessa? Oppure la timida Sabrina che, nascosta dietro un albero, spia le feste del bel mondo nell’omonimo film (1954) di Billy Wilder? E chi ricorderà ancora My Fair Lady (1964), Cenerentola a Parigi (1957), Arianna (1957), Quelle due (1961) …

Noi abbiamo pensato ad una risposta che crediamo possa accontentare tutti: i grandi occhi scuri e sognanti, da eterna adolescente. Riteniamo, infatti, che proprio nello sguardo, oltre che nel corpo esile, reso flessuoso dalla danza classica, sia la chiave del suo fascino poetico, molto opportunamente paragonato a quello di Natasha Rostova, l’appassionata eroina di Guerra e Pace, non a caso interpretata dall’attrice nell’omonimo kolossal (1956) di King Vidor – al quale collaborò, ricordiamo con una punta di orgoglio campanilista, il “nostro” Mario Soldati.

Ancora oggi sorprende come una bellezza tanto fragile e schiva abbia potuto diventare un’icona di eleganza e persino di seduzione proprio mentre a Hollywood trionfava un tipo di donna procace e aggressiva. E pensare che, dopo avere incantato la scrittrice Colette che la volle per il suo “Gigi” di Broadway, Audrey aveva rischiato di finire la propria carriera cinematografica prima ancora di cominciarla, allorché durante il provino per Vacanze romane era stata tradita dal nervosismo. Sennonché, il grande Billy Wilder ebbe l’intelligenza di continuare a girare anche a scena conclusa, riuscendo così a catturarne l’irresistibile spontaneità, la naturale grazia, l’eleganza priva di affettazione che certamente le derivavano anche dai severi studi al Conservatorio e dall’ottima educazione ricevuta grazie alla famiglia (il padre era un banchiere anglo-irlandese e la madre una baronessa olandese).

Cominciò così la sua brillante carriera che, dopo l’Oscar come Migliore Attrice per Vacanze romane, le portò ancora tre nomination e sempre un consenso entusiasta da parte del pubblico.
Anche in seguito, quando deciderà di abbandonare il Cinema per dedicarsi ad altri ruoli non meno importanti come quello di ambasciatrice dell’UNICEF, non mancherà mai di infondere in ogni attività da lei intrapresa il suo stile inconfondibile fatto di semplicità e sobria eleganza ma anche di una non comune sensibilità. Ricordiamo ad esempio un originale decalogo della bellezza da lei redatto dove, tra gli altri consigli, troviamo questo, sicuramente efficace, per mantenere una linea snella: dividere il proprio pane con chi non ne ha.

Ancora oggi, mentre i canoni di bellezza si sono evoluti in un senso quanto meno discutibile e le immagini femminili che imperversano un po’ ovunque sono spesso degradanti se non addirittura oltraggiose per la dignità della donna, è a dir poco sorprendente come il fascino di Audrey si sia rivelato pressoché inossidabile. Persino molte ragazzine, che pure non hanno mai potuto vedere uno dei suoi film nelle sale, la considerano tutt’ora un vero e proprio mito. Ci siamo chiesti il perché e abbiamo provato a rispondere: crediamo che il segreto del fascino di Audrey consista nell’aura romantica di fiaba che le deriva non solo da molti dei ruoli da lei interpretati nel Cinema ma anche, oseremmo dire, dalla sua stessa persona. Fu proprio lei ad affermare: “La mia vita è stata più che una favola. Ho avuto i miei momenti difficili, ma per ogni ostacolo che ho affrontato, alla fine sono sempre stata premiata”.

E l’incanto delle fiabe, si sa, è senza tempo. Proprio come quello di Audrey.

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.