Il cabaret

L’ex presidente delle Istituzioni culturali Sig.ra Cinzia Alosini prendendo la parola sulla questione delle nomine al Civico e delle lamentele di Dario Vergassola –uno dei competitor-, non preso in considerazione dal Comune nonostante la sua offerta di disponibilità per ben due anni, liquida la questione con questo argomento: “Non bisogna confondere il teatro con il cabaret”.

Di fronte a simile affermazione cadono nel vuoto cinquant’anni di studi sul rapporto tra spettacolo di massa e teatro d’avanguardia.

Ci sentiamo di smentire questa affermazione e vogliamo riposizionare il cabaret nella giusta prospettiva storica:

Come è noto le avanguardie storiche riabilitano e nobilitano lo spettacolo per il grande pubblico. Da Petrolini e Fregoli e il teatro leggero di varietà durante il Futurismo a Moholy Nagy che all’interno del programma della Bauhaus (1927) mira utopisticamente proprio a un “Teatro totale” che includa insieme senza distinzione “Teatro Circo Varietà“.

L’apertura del Cabaret Voltaire decreta l’atto di nascita dell’avanguardia DADA (1916) che così si autodefinisce: “Cabaret Voltaire: Sotto questo nome un gruppo di giovani artisti e scrittori si  formato con lo scopo di creare un centro per l’intrattenimento artistico. L’idea del Cabaret  -basato su danza, testi e musica-sarà che gli artisti ospiti verrano e offriranno esibizioni musicali e letture agli incontri quotidiani”

Nella metà degli anni Venti in Germania il teatro di cabaret è così popolare e ha un tale seguito che viene redatta anche una vera e propria mappa dei numerosi locali berlinesi; un affresco toccante dei personaggi e delle atmosfere dei luoghi è offerta da Christopher Isherwood(1930) a cui si ispirerà il regista BOB FOSSE per il famoso film CABARET con LIZA MINNELLI.

Sarà proprio ai cabaret della repubblica di Weimar-e ai suoi autori di spicco come Karl Valentin– che guarderà Bertolt Brecht, il fondatore del Teatro politico e uno dei più grandi drammaturghi moderni.

Sin dai suoi esordi nel 1927 con L’opera da tre soldi inserirà infatti, nei suoi testi teatrali, le famose “Song” prelevate direttamente dal repertorio del cabaret  tradotte in forma d’arte da KURT WEILL (Die Moritat-La ballata del pescecane, Jenny dei pirati). Le song -feroci critiche al sistema- compariranno anche in Madre coraggio e Mahagonny (ricordiamo Alabama song). Il repertorio brechtiano da cabaret verrà reinterpretato da moltissimi cantanti (da David Bowie, Tom Waits, Jim Morrison).

All’icona del cabaret Marlene Dietrich e ai famosi film (Lola ne L’angelo azzurro) oltre che al repertorio brechtiano delle song cantate dalla moglie di Weill (Lotte Lenja), si ispira invece una delle icone dei giorni nostri: Ute Lemper con lo spettacolo (e cd) dal titolo BERLIN CABARET SONGS.

Vale la pena anche ricordare il nostro bravissimo STEFANO BOLLANI che in Sostiene Bollani fa uno speciale omaggio al Cabaret berlinese e gli dedica anche lui un cd.

 

FINE LESSON ONE.

 

 

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