Giorgio Di Sacco Rolla ci scrive a proposito di Piazza Verdi

Qualcuno in Comune, un assessore, un architetto , il sindaco o il suo vice,   si chiederà le ragioni di tanto sommovimento popolare per la  riqualificazione di una piazza.

Sarà colpa del carattere spezzino , incline al mugugno e chiuso al nuovo – si dirà –  nascostamente  fomentato dai   soliti gruppi di borghesi, commercianti ed abitanti del centro;  lor signori, insomma, per i quali  ogni cangiamento  è certa  minaccia ad antichi  privilegi.

Ovvero di una santa alleanza tra ingenui amici delle piante e storici piagnoni,  per i quali ogni pietra è intoccabile come per i primi ogni arbusto è sacro.

Forse sarà così. Ma se la riqualificazione di piazza Verdi  si fosse limitata al rifacimento della pavimentazione, alla  graduale pedonalizzazione, spingendosi fino al taglio degli alberi; vale a dire  avesse avuto come scopo ultimo il riportare  la piazza nello stato in cui era prima della guerra, probabilmente  non vi sarebbe stato alcun sommovimento popolare. Con qualche aggiustamento e qualche mediazione,  il progetto sarebbe andato in porto e la comunità ne avrebbe tratto felicità e giovamento.

Ma   il Comune  ha voluto spingersi oltre il limite,  imponendo  una snaturalizzazione della piazza in nome di non si sa quali umani sorti e progressive, senza ascoltare nessuno, ed anzi tacciando oppositori e critici di ignoranza e di incapacità a  cogliere  la bellezza.

Forte della verità  contro le opinioni dei bruti, l’Amministrazione comunale ha sorvolato sui costi di mantenimento dei giochi d’acqua e della vasca che andranno a costruirsi, limitandosi ad un “la città se lo può permettere”; come ha sorvolato  sui costi per la realizzazione di quest’opera, che per il 20 per cento ricadranno sulle casse comunali. Parole  che sinistramente rimbombano e silenzi che pesano in tempi di crisi economica.

Dunque non al  carattere  spezzino, ma alla propria tracotanza, è da attribuirsi  la reazione popolare. Reazione che non si limita a dire no, ma che propone un alternativo modo di pensare al  destino  della città : un modo che criticamente si volge indietro per cercare di  costruire  il futuro, con la consapevolezza che esistono una saggezza ed una  capacità di giudicare secondo giustizia  che Zeus  fece distribuire  egualmente tra gli uomini, in modo che  questi potessero, vivendo  finalmente associati,  non solo sopravvivere ma anche prospeperare. E che quindi ascolta, dialoga e riflette, senza credere che un mandato elettorale equivalga ad una  assoluta libertà di azione.

Grazie per la cortese attenzione

Giorgio Di Sacco Rolla

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