Rifondazione: don Corsi va rimosso.

Ha destato molto scalpore, in questi giorni natalizi, la notizia che il prete di San Terenzo, Piero Corsi, ha affisso sulla bacheca della sua Chiesa l’articolo di Pontifex in cui Bruno Volpe dice la sua riguardo al fenomeno dei femminicidi. Le donne provocano, è la sintesi dell’articolo. Se le ammazzano, colpa loro. Ricordiamo che ogni anno, in Italia, viene uccisa una donna mediamente ogni due-tre giorni. Ad uccidere sono prevalentemente mariti, fidanzati, ex o in procinto di diventarli, spasimanti respinti e così via. L’ultima notizia è di oggi: a Ventimiglia un uomo ha ucciso la moglie e la sorella di lei.
Oggi, a quanto si apprende, il volantino è stato rimosso e il Vescovo s’è ufficialmente distaccato dal pensiero del prete.

A questo proposito pubblichiamo il comunicato di Rifondazione Comunista:

Le affissioni del prete santerenzino, Piero Corsi, sono gravissime, lesive della dignità delle donne. Registriamo anche il grave ritardo con cui il Vescovo spezzino ha preso le distanze dal manifesto affisso sulla bacheca della parrocchia di San Terenzo, ed a lui chiediamo di dare coerente consequenzialità alle sue parole e rimuovere il parroco.
Facile pensare che i prossimi ad esser sotto attacco saranno i gay, i cui matrimoni sono stati definiti dal Papa una minaccia, i mendicanti e magari i bambini che con le loro gesta e tenerezze istigano gli istinti carnali dei vari parroci frustrati nella loro castità.
Le loro frustrazioni non possono certo esser rigettate sulla società civile laica, difesa dalla nostra Costituzione. Subiamo già troppi diktat dalla Chiesa sul piano culturale e scientifico (testamento biologico, aborto) e siamo uno dei Paesi più arretrati sul piano dei diritti civili (divorzio, matrimoni di genere, convivenze), già sin troppo paghiamo con soldi pubblici le loro scuole, le Chiese e i loro insegnanti a scapito dell’ istruzione pubblica, fino alla vergognosa esenzione dall’IMU prevista dal governo Monti ed avallata dalle forze politiche che lo hanno sostenuto.
 
La laicità va ritrovata anche nelle manifestazioni pubbliche, dove sempre più spesso, anche a Lerici, sembra un valore assente, pertanto chiediamo che ci sia reciprocità nel rispetto dei credi e anche dei non credi.
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