Atmosfera natalizia bollente sulla cultura alla Spezia

Mentre da più fronti ci sono articoli, interventi e petizioni in corso per chiedere al sindaco e all’assessore Del Prato di usare strumenti democratici di selezione per le nomine ai vertici della cultura, preoccupati che alla competenza si privilegi altro, il nostro articolo sulla cultura è stato oggetto di attenzione su una lettera oggi pubblicata sul Secolo XIX a firma di Umberto Bonanni. Apprezziamo la risposta e replichiamo.

Quale sia la nostra opinione in merito all’affair cultura è piuttosto chiaro.

Non mettiamo in discussione i singoli curricula dei nominandi dell’assessore Del Prato (e apprezziamo che Bonanni nella lettera al Secolo ce lo snoccioli tutto, dal diploma di ragioniere, alla laurea Dams  alla sua esperienza di event manager).

Mettiamo in discussione il metodo. E lo ripetiamo con forza in vari articoli. Non funziona così. Non deve funzionare così. Le nomine si fanno non “ad personam” ma attraverso bandi pubblici, attraverso una commissione giudicatrice.

La nostra opinione circa le figure professionali da inserire, è che un direttore del teatro in generale non può essere un manager, e ovviamente un teatro non è fatto solo di musica e di eventi di massa. I concerti in piazza, i festival hanno un altro target, un altro obiettivo. Il teatro richiede competenza professionale sul piano della conoscenza delle compagnie, della nuova drammaturgia, della recitazione.

Questa è la nostra opinione, credo che sia legittimo per noi poterla  esprimere, almeno fino a quando sarà possibile farlo senza censura preventiva.

Che poi lo stesso discorso vale ovviamente anche per il museo e lo abbiamo scritto: un direttore non può essere un collezionista privato che privilegerà artisti della sua scuderia per far alzare le quotazioni di artisti.

Noi non accettiamo questo “sistema culturale”. Noi ne vogliamo un altro, trasparente, democratico, in cui chiunque abbia competenza, un ottimo curriculum e un buon progetto artistico, possa partecipare alla selezione. Donne e uomini senza distinzione. Si chiama pari opportunità. In questa città tutto questo sembra mancare.

Non è un problema legato alle singole persone nominate da Del Prato (Bonanni, Alinghieri, Matteo Taranto) ma come è arrivato a pre-selezionarle senza creare una discussione pubblica e senza motivare criteri e scelta delle persone.

In democrazia non funziona così.

(to be continued)

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