6 domande all’Assessore Del Prato

L’assessore Del Prato convoca grandi assemblee pubbliche ma poi si nega ai cittadini. Dà appuntamenti e poi ci ripensa e rimanda in data da destinarsi, sempre comunque dopo la fine del mondo. In troppe faccende affaccendato per ricevere operatori culturali attivi in città. Esterna in interviste frasi ad effetto sulla rottamazione della vecchia cultura come “eventificio” senza spiegare come sarà la nuova. Sulla gestione dei musei la situazione è fumosissima: verremo genovesizzati grazie al protocollo di intesa con Palazzo Ducale?

Ma poiché non riusciamo a farci ricevere, ad avere la sua presenza alle nostre iniziative, a offrirgli il panettone quando passa per caso davanti alla nostra sede in Viale Italia 76 e non riusciamo neanche a farci rispondere per mail dalla segretaria (il mistero delle mail scomparse: l’e-government della città ha qualche falla) allora rendiamo pubbliche le domande che gli avremmo fatto:

1)      Gentile Assessore del Prato perché per le nomine pubbliche alla cultura (direzione del teatro Civico, museo Camec, Istituzione) si rifiuta palesemente di usare, come fanno altre città, lo strumento democratico dei bandi che garantirebbero trasparenza e parità di opportunità, nonché scelta tra personalità realmente competenti e ha già fatto invece i nomi per i possibili incaricati del teatro senza peraltro motivarne la scelta (Roberto Alinghieri, Matteo Taranto e Umberto Bonanni)?. Tra gli esclusi diversi nomi: c’è forse qualche “veto” da parte della sua amministrazione o del partito della maggioranza circa le nomine?

2)      In un’intervista parla di “sprovincializzare la cultura” e poi chiama a raccolta solo ed esclusivamente spezzini: questa non è piuttosto un’interpretazione in salsa ligure del localismo bossiano?

3)      Assessore Del Prato, dopo il protocollo di intesa con Palazzo Ducale e la possibile affiliazione dei nostri musei a Genova e dopo la probabilissima nomina (essendo tra i papabili da lei nominati) di un attore del Teatro Stabile di Genova (che già fornisce abbondantemente produzioni alla città)  siamo diventati ufficialmente una colonia del capoluogo di Regione? Non siamo quindi in grado di organizzare una politica culturale senza andare al traino di qualcuno?

4)      Assessore, lei proviene da SEL e il suo capo del suo partito Nichi Vendola ha dichiarato che bisogna “lavorare per abbattere le barriere che frenano l’ingresso delle donne”. Come mai tra i possibili candidati non fa neanche per sbaglio il nome di una donna né per il Museo né per il teatro?

5)      Assessore, quanto realmente conosce del background culturale spezzino, le sue eccellenze (anche al femminile), le sue “risorse umane”, i suoi spazi non convenzionali, la sua identità non istituzionale?

6)      Assessore, come intende impostare il rapporto controverso e non risolto con l’Arsenale Militare ricco di spazi anche per la cultura ma di per sé luogo ricco di emergenze storico-culturali in una prospettiva sempre auspicata e mai attuata dalla nostra amministrazione, di riunificazione concreta con il territorio spezzino al di qua del Lagora?

 

 

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