La Spezia e i suoi palazzi

Venerdì 23 e giovedì 29 novembre nuovo appuntamento con La Spezia e i suoi palazzi, la rassegna delle Edizioni Giacché, patrocinata dal Comune della Spezia, dalla Provincia, dall’Ordine degli Architetti e dal Centro Commerciale il Faro, in cui verranno presentati al pubblico i risultati dei nuovi studi sulla città, che Ia casa editrice spezzina promuove da anni.

Entrambe le giornate si terranno al Centro Allende, alle ore 17,00: giovedì 29 è attesa la presentazione del libro dell’arch. Roberto Venturini sulle scalinate storiche della città; venerdì 23 invece si presenta “La Spezia nel Seicento”, che sarà introdotta dal Sindaco Massimo Federici, dall’editore Irene Giacché e dal presidente dell’Ordine degli Architetti, Massimiliano Alì. Seguirà la conferenza di presentazione del libro, con proiezione d’immagini a cura delle autrici, gli architetti Federica Lazzari ed Elisabetta Scappazzoni, che ci presentano un’altra Spezia, molto diversa dall’attuale, che oggi, senza questo studio, non riusciremmo forse neppure ad immaginare, e che invece, grazie alla ricostruzione contenuta nel libro, ci viene riconsegnata, casa per casa, con le sue contrade e le sue piazze, le mura e le porte, i pozzi, i giardini e gli orti vineati e fruttiferi, all’epoca tanto estesi.

Il volume è basato su un censimento dei valori immobiliari del 1646, (praticamente l’IMU dell’epoca!) e ci presenta il borgo con le sue sei porte guardate da altrettanti portinari addetti a «serarle alla sera & aprirle alla mattina a hore debite»; difeso dai baluardi, dal castello e dalle mura appena costruite, oggi ancora visibili dietro a Santa Maria e in via Cavallotti. Proprio di queste ultime, vicine a quella che all’epoca era la Porta della Marina, conosciamo anche le misure esatte: «palmi 18 sino allo cordone e palmi 6 di sopra lo cordone» (in tutto circa sei metri di altezza).

Così apprendiamo che il Comune provvedeva alla manutenzione del territorio; mura, canali e strade pubbliche dovevano essere «mantenute in buono stato» e si faceva tutto il necessario per la cura di «muraglie, baluardi e artiglierie», così come si doveva garantire che le sponde di canali e torrenti fossero ben solide, ecc.

Dallo studio emergono molte notizie sulla città e la vita d’allora. Il cimitero era dietro a Santa Maria, mentre l’ospedale in via Biassa; il centro politico e amministrativo era la  Piazza Pubblica (piazza Beverini), dove sorgeva la colonna di San Rocco a cui si affiggevano le liste dei debitori e creditori della Comunità. La zona residenziale per eccellenza era l’antica palazzata a mare di Piazza Sant’Agostino, mentre via Prione già allora aveva vocazione commerciale, con una notevole presenza di botteghe.

Oltre alla storia conosciuta, come la vicenda del portofranco e il progetto genovese di interrare il golfo, nel libro sono contenute anche alcune “sorprese”. Il palazzo che chiamiamo “Biassa”, oggi sede della Cassa di Risparmio, ad esempio, era in realtà una stalla, il palazzo Biassa essendo in effetti quello accanto.

Altra novità quella legata ad uno dei toponimi più antichi, il “Pozzo del Gallo”, di cui le autrici individuano l’origine, legata al Reverendo Marchiò Gallo, aggiungendo così un tassello importante alla storia della città. Un luogo, questo, che risulta essere molto frequentato dagli spezzini del Seicento, il cui toponimo il Comune potrebbe oggi ripristinare sulla relativa piazza, anche considerando che, come “Piazza del Gallo”, si trovava sulle mappe ancora nell’800.

Il libro si chiude con la storia del Monastero delle Clarisse e della Chiesa di Santa Cecilia, la cui costruzione ebbe inizio nel 1593. Al complesso viene dedicato un ampio excursus storico, corredato da ricostruzioni e rilievi architettonici, ed un progetto di recupero dell’antica struttura.

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