Passare in rassegna una rassegna con rassegnazione

Alla Spezia, succedono cose strane, fuori luogo.

Tipo che, per non girarci attorno, il Comune decida, in un impeto magnatistico, di investire trentamila euro, trenta e poi mila, e di indirizzare altrettanti soldi di investitori privati, per una rassegna di teatro di sette date, ben sette, in una sala multimediale, non nel solo teatro disponibile in città, sala che ospita poco più di cento persone per volta, con biglietti che costano in media 13 euro. Pertanto, incassi inevitabilmente modesti rispetto all’investimento iniziale, portata di pubblico modesta altrettanto, anche con dei “sold out”, che su una sala così piccola hanno poco significato a livello numerico.

I biglietti a costo ridotto sono una cosa buona certo -vista la sala non si potrebbe chiedere di pagare di più- tuttavia di fatto il costo è stato sostenuto da tutti i cittadini, interessati o meno a questa rassegna, visto lo stanziamento di tanti soldi pubblici a fondo perduto.

Sono state coinvolte nell’organizzazione tre compagnie locali. Queste sono state scelte dal Comune in modo arbitrario, già dall’anno scorso. Fuori luogo per un Comune scegliere senza un concorso, o per titoli o meriti, no?
Il service viene curato da una delle compagnie coinvolte nell’organizzazione, dettaglio fuori luogo anche esso, perché logica vorrebbe che ci fosse una scelta fra professionisti del settore, e in città non mancano, anche solo per distribuire un poco i soldi pubblici.

Il cartellone, o forse sarebbe meglio dire il cartellino, ha nomi altisonanti, gente di alto rango, persone che a onor del vero può chiamare chiunque pagando una cifra adeguata. E poi artisti locali. Che, guarda caso, sono le stesse compagnie coinvolte nell’organizzazione e nel service. Che, in mezzo a Cesar Brie e ad altri grandi del teatro, con tutto il bene che si può volere ai nostri ‘eroi’, sono proprio decisamente fuori luogo. Come lo sarebbe quasi chiunque di quelli che lavorano in zona, va detto. Basterebbe non mischiare, anche per rispetto verso artisti di caratura internazionale, solo per la smania di spingere avanti qualcuno.

‘Già visto’ la dovrebbero chiamare questa rassegna, o forse anche ‘la solita sbobba’, o anche ‘il papoccchio’, ‘il pizzino’, o anche ‘senza senso’, oppure ‘volemose bene’ o non lo so, non mi viene in mente niente. Non mi viene neanche da scherzarci troppo, perché lo trovo svilente, e triste tutto questo, confondere il teatro e la cultura con le faccenducole politiche e i favoritismi, buttare i soldi per fare un mezzo stipendio a parenti e conoscenti e per comprare artisti dicendo che si investe in un progetto senza precedenti (per le memorie corte) e ribadisco comprare, non coinvolgere, o attrarre, comprare, come quei presidenti di calcio che arrivano e si comprano i calciatori, la logica è la stessa. Non c’è percorso, non c’è scoperta, non c’è curiosità per il teatro e la cultura, e non sono queste le basi su cui si possono costruire le cose, ma soprattutto oltre a non essere il modo non è neanche il momento, cifre di questo tipo avranno destinazioni più urgenti in questo periodo?

Buona visione a tutti di questo italico spettacolo, e chi ne sarà spettatore sarà in qualche modo complice di una manifestazione che appare essere decisamente… ecco una cosa l’hanno azzeccata, il nome.
Fuori Luogo.

Appunto.

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