Voci contro la mafia: Francesco Saverio Alessio parla di 'ndrangheta

I demoni sono quelli che ci spingono ad apparire,sono i figli della società odierna, in cui non sei nessuno se non hai un passaggio in tv. Il sangue è quello delle tante, troppe vittime delle mafie in Italia. Francesco Saverio Alessio, nella presentazione del suo libro “Demoni e sangue”, parla di ‘nrangheta, di come si è radicata nel Nord Italia, fa nomi e cognomi di politici, avvocati, giudici collusi. Parla dei legami con la massoneria, lancia una critica al nuovo ddl anticorruzione, che di fatto non punisce veramente questo reato, che è uno dei più gravi e dei meno puniti.

“I delinquenti si sentono autorizzati a corrompere, a commettere reati, perché sanno che non verranno puniti” dice Alessio, raccoando dell’ex presidente della regione Calabria, Giuseppe Chiaravallotti (tra l’altro ex magistrato), che nelle intercettazioni dimostra di sapere benissimo di essere intercettato, senza però preoccuparsi di ciò. Ci dice come sia difficile riconoscere i mafiosi oggi, bel lontani dall’immagine del bovaro con coppola e lupara: oggi gli ‘ndranghetisti sono eleganti,in giacca e cravatta, parlano diverse lingue, hanno studiato ad Harvard e sono perfettamente integrati nella buona società del Nord.

Si dimostra pessimista riguardo alla possibilità di sconfiggere le mafie: dura sconfiggere l’omertà, l’indifferenza, siamo troppo bonbardati da messaggi vuoti e i processi non riescono ad andare avanti. Non c’è differenza tra la mafia del Nord e quella del Sud, racconta.
La gente spesso non si rende conto di foraggiare le mafie: non si pensa, ad esempio, che 50 euro dati allo spacciatore per un po’ di cocaina sono 50 euro che vanno direttamente alla mafia, che con la droga si arricchisce.

Ma Alessio parla anche di sè, della sua vita lontano dalla Calabria, terra in cui -dice- non rimetterà più piede, nemmeno qualora dovesse cessare il pericolo per lui. “La Calabria è come una donna che ho tanto amato e che mi ha tradito: come non tornerei con una donna che mi ha fatto tanto soffrire, non tornerò più nella mia terra”.

“Demoni e sangue” è costato a Saverio dolore e sofferenza, confessa che scriveva come un forsennato per qualche giorno, per poi passarne altri sfiancato, svuotato. Finirlo è stata una liberazione e il pensiero di scrivere un altro libro sullo stesso tema non stuzzica lo scrittore calabrese, che però ammette che “sì, c’è qualche progetto, magari un libro di fiabe” e sorride.

Nell’attesa di sapere se scherzasse o dicesse sul serio, nell’attesa di conoscere il tema del suo prossimo libro, permane l’invito alla lettura di “Demoni e sangue”. (per acquistarlo http://www.coppolaeditore.com/Products/219-demoni-e-sangue-ndrangheta-un-potere-glocale-e-invisibile.aspx).

Claudia Bertanza

 

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