Una mamma spezzina in Tunisia

Valentina è una giovane mamma spezzina che si sta contendendo i suoi due bambini con il marito tunisino.
Due anni fa quella che doveva essere una semplice vacanza in Tunisia per far trascorrere ai due bambini del tempo con la famiglia paterna, si è trasformata in un incubo e di fatto in una sorta di prigionia.
Valentina si è rivolta al nostro portale e di seguito pubblichiamo la sua lettera giunta alla nostra redazione:

“La mia storia è simile a quella di tante donne, che credono di trovare la felicità tra le braccia di un uomo, ma che invece incontrano solo dolore.
Ho conosciuto M. nel 2005, ci siamo innamorati e nel 2006 ci siamo sposati: un mese dopo è nata la nostra prima figlia, F., e da subito sono iniziati i problemi.
Spesso mi picchiava e sono finita diverse volte al Pronto Soccorso,in più è stato arrestato per spaccio. Nel 2007 sono rimasta incinta del nostro secondo figlio, K., che è nato con le convulsioni, perché suo padre mi picchiava quando ero incinta.
Quando il piccolo aveva un mese, è stato ricoverato al Gaslini, nel reparto neuropsichiatrico, con crisi catalessiche.
Nel 2008 sono finita in ospedale io, con un referto di 36 giorni per le botte che mi aveva dato; quando sono uscita, l’ho buttato fuori casa. Due mesi dopo, è stato arrestato a Modena e successivamente espulso.
Nel marzo del 2010 mi chiese di raggiungerlo in Tunisia, per far conoscere i bimbi alla sua famiglia: accetto e lì comincia il mio dramma, ma soprattutto quello dei miei figli. Lui mi ruba i passaporti dei bambini, che hanno la doppia cittadinanza, e da quel momento mi diventa impossibile riportarli in Italia.
Sono tornata in Tunisia altre 39 volte, spendendo moltissimi soldi e ogni volta rimediando botte davanti ai bimbi.
Un anno fa decido di non scendere più, per evitare che i bambini assistessero a queste scene per loro traumatiche.
Ma lontana dai miei figli non potevo resistere, così a settembre di quest’anno sono tornata in Tunisia: ho scoperto che lui è in carcere.
Sono riuscita a fuggire con i bambini mi sono rivolta all’Ambasciata italiana di Tunisi e subito ci hanno sistemati presso una struttura alberghiera.
Attualmente ho affittato un appartamento, ho un avvocato che ha inoltrato la mia richiesta di affidamento e stiamo aspettando la prima udienza.
Vivo col terrore, perché qui solo l’uomo è considerato degno di crescere i figli, la donna no.
Se il giudice non mi darà l’affidamento per me sarà finita, non potrò più vedere i miei figli, che piangono anche quando li lascio con la vicina per andare a fare la spesa, hanno paura che li abbandoni, allora devo calmarli facendo vedere loro che le valigie sono in casa e che non li lascerò.
Li amo più della mia stessa vita e non lascerò che qualcuno li stacchi da me. Seguo da qui il vostro portale, leggo che siete principalmente donne e madri, quindi mi rivolgo a voi fiduciosa che possiate aiutarmi e sollevare il mio caso”.

La redazione di LaSpeziaOggi chiede all’Amministrazione un forte coinvolgimento, una presa di posizione decisa in favore della nostra concittadina per la risoluzione di questa situazione drammatica, consapevoli della sensibilità che comunque il Comune della Spezia ha sempre dimostrato per delicate questioni sociali.

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