Stato mafia, oggi la prima udienza.

E alla fine, dopo anni di indagini e innumerevoli polemiche, oggi si è svolta l’udienza preliminare del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Le Agende Rosse e altri movimenti anti mafia hanno organizzato presidi in varie città italiane: il più importante era a Palermo, davanti al carcere Pagliarelli, dove si svolgeva il processo. Agende rosse alzate, qualche striscione, attivisti in contatto con i presidi nelle altre città, tutti in attesa di notizie dall’aula dell’udienza. Presenti, tra gli imputati, Massimo Ciancimino e l’ex ministro Nicola Mancino (lo smemorato di Stato, nervosissimo, secondo voci di corridoio) in aula, Riina, Bagarella e Brusca in videoconferenza. Assenti gli imputati delle istituzioni e il boss Bernardo Provenzano.

Si sono costituiti parte civile il Comune di Palermo (era presente il sindaco Orlando), il partito della Rifondazione Comunista (presente con uno striscione, un po’ contestato dagli altri manifestanti, in quanto non sono ammessi simboli di partito ai presidi), il COISP (sindacato di polizia): ha prsentato la richiesta anche Salvatore Borsellino, tramite il suo legale, l’avvocato Fabio Repici. Per una lungaggine burocratica, bisognerà attendere ancora qualche giorno per la richiesta ufficiale del Comune di Firenze.

Si prevedevano tempi lunghi, per l’udienza di stamattina, ma è stato tutto rimandato al 15 di novembre, nell’aula bunker dell’Ucciardone: sono state comunque oltre tre ore di presidio, andato avanti nonostante il tempo poco clemente. Applausi per Borsellino, per la famiglia di Nino Agostino (il poliziotto ucciso dalla mafia nel 1989 perché sventò l’attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone), per il giudice Antonino di Matteo che saluta dall’auto blindata e qualche “mugugno” nei confronti di Mancino.

Salvatore Borsellino, alla fine dell’udienza, si ferma a parlare con i “giovani e meno giovani” per ringraziarli del sostegno, ribadendo ai giornalisti che lo intevistano la sua gratitudine per questi “pazzi” (pazzo è lo stesso Salvatore, secondo la definizione dell’ex magistrato e “onorevole” Giuseppe Ayala) che lo seguono da ogni parte d’Italia e che, assieme a lui e ai giudici, lottano per ottenere verità, per tenere sempre le luci accese sul lavoro della Procura di Palermo.

Il processo sarà lungo e complesso, speriamo di vederne la fine. Speriamo nella giustizia.

Claudia Bertanza

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