Non chiamateli omicidi d'amore.

Cento donne uccise finora nel 2012, una ogni due giorni. Erano giovani e meno giovani, belle o meno belle, studentesse, lavoratrici, casalinghe, sorelle, amiche, madri. Uccise da ex mariti, ex fidanzanti, spasimanti respinti. Ammazzate a coltellate, a colpi di pistola, massacrate di botte. La loro colpa? Aver lasciato, aver rifiutato la corte di un uomo. L’ultima notizia è di pochi giorni fa. A ogni morte si solleva l’indignazione popolare, che poi svanisce nel giro di pochi giorni. E, a ogni morte, compaiono i soliti titoli sui giornali e telegiornali: “Omicidio passionale” “Omicidio d’amore”. Ma quale amore? Ma quale passione? E’ omicidio e basta, è folle violenza di uomini incapaci di incassare un rifiuto, incapaci di accettare l’idea che la donna non sia una loro proprietà. L’amore e la passione non hanno nulla a che vedere con l’assassinio, non è per amore, non è per passione che si infierisce con 20 coltellate sul corpo di una donna. Non è per amore che si prende la donna che si dice di amare a calci e pugni. Non è neppure un “dramma della gelosia”: le cose vanno chiamate col loro nome e questa è  violenza.

Allora mi rivolgo ai “colleghi” giornalisti, redattori, titolisti e quant’altro: continuate ad analizzare il fenomeno, se volete, continuate a dare opinioni, pareri, ricette per sconfiggere il problema, non smettete di cercare le cause. Solo, per favore, non chiamateli più omicidi passionali, non chiamateli più omicidi d’amore.

Chiamateli omicidi.

Claudia Bertanza

Per denunciare la violenza, o per aiutare le donne vittime degli uomini: http://telefonorosa.it/

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