Brevi riflessioni sulla cultura.

Laspeziaoggi è cresciuta. Siamo popolari (ci leggono in tanti) ma anche impopolari (scriviamo quello che pensiamo e non cerchiamo il consenso: a differenza di altri portali, non abbiamo sovvenzioni dal Comune, dal partito di maggioranza o di minoranza e quindi non scriviamo sotto de(i)ttatura).

Che abbiamo colmato un vuoto di comunicazione lo si capisce, oltre che dalle migliaia di accessi agli articoli, dal fatto che ci arrivano centinaia di segnalazioni. E spesso i nostri redazionali non sono altro che un sunto di ciò che le persone ci riferiscono sulla politica cittadina, sull’ambiente, sulla cultura. Sono una eco dell’aria (malsana) che tira in città.

Si chiama “informazione alternativa”. E la firmiamo.

In riferimento a LIBRIAMOCI e alla replica al nostro pezzo, ci sentiamo in diritto di andare a vedere eventi e manifestazioni pagati con i soldi pubblici e di dire la nostra. Piuttosto, un operatore culturale dovrebbe tenere conto delle critiche e non lamentarsi che ci sia qualcuno che espone il proprio libero pensiero.

Personalmente ho visto una minore presenza di pubblico e poca promozione. Una rapida occhiata al programma fa intuire inoltre, che a differenza delle passate edizioni, il programma era tutto “dedicato” e “protetto” nella misura in cui sono stati coinvolti giornalisti locali, autori locali, case editrici locali (salvo onorevoli eccezioni: l’amico Simone Perotti che ha pubblicato per Garzanti ma adesso vive alla Spezia). Che hanno i loro contatti e le loro reti locali, dunque sono autosufficienti. Qual è allora, il valore aggiunto offerto da Libriamoci, ci chiediamo.

Il timore è che la manifestazioni miri pericolosamente sempre più in basso come proposte complessive e non crei una sufficiente attrattiva sia per il pubblico sia per gli editori stessi.

Ma Libriamoci non è un’eccezione dalla politica culturale che stiamo vivendo in questi anni: è la regola. La regola è quella della provincializzazione della cultura,  la  logica imperante è quella del “quartierismo”.

Libriamoci come Exodus. Occasioni nate con grandi intenzioni e slanci che rischiano ora di finire nel gorgo nel localismo più banale.

I richiami quasi quotidiani sui giornali alla cultura, le dichiarazioni del Sindaco sulle nomine da farsi alle istituzioni, questo curioso ritrovato interesse per la cultura da parte della politica a cui non corrisponde una vera pratica, fa venire il dubbio che il tutto non sia proprio frutto di convinzioni profonde.

In sostanza al di là delle buone intenzioni, che apprezziamo, emerge nell’insieme una certa genericità delle proposte culturali e siamo in attesa di nuovi segnali. In questi anni si è parlato di “sostenere”, “coordinare”, “potenziare”, “promuovere”, ma non ci sono quasi mai state indicazioni concrete (anche sulla base di stanziamenti di bilancio), organiche (secondo un progetto complessivamente ragionato e coerente) e idealmente precisate e motivate.  Aspettiamo ancora progetti di grande respiro che una sana politica culturale potrebbe far emergere, aspettiamo bandi ufficiali seri e trasparenti per le nomine alle cariche di istituzioni pubbliche o per le direzioni artistiche (Exodus o Civico o Camec), e aspettiamo soprattutto comitati scientifici robusti dietro a manifestazioni come Libriamoci o altro, anche per evitare, appunto, derive clientelari, e cadute o involuzioni nel provincialismo.

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