Perché a destra piace Renzi

Oggi la rassegna stampa mi ha veramente incuriosito quando il cronista sfogliando l’Unità commentava un articolo sul “fenomeno” Renzi e sulla sua terminologia. La rottamazione, mai tale parola ha avuto un valore fortemente evocativo , veniva bollato “tout court” come linguaggio “fascistoide” e le idee di Renzi come liberismo superato dagli eventi della crisi mondiali e una “non risposta” alle vere istanze del nostro Paese. Tralascio ogni riferimento alle pagine a pagamento che sono state pubblicate dallo stesso organo a firma di esponenti “desueti” dell’ex partito comunista italiano con capofila Massimo D’Alema e voglio approfondire il senso di questa levata di scudi nei confronti dell’unica “offerta” politica effettivamente nuova e perché questa offerta possa essere gradita a chi è stato prima affascinato dalla “rivoluzione liberale”, tanto declamata dal 1994 al 2008, e poi profondamente deluso dai fatti emersi nell’ultimo biennio.

La destra liberale è sempre stata schiacciata da offerte politiche mascherate di liberismo che si sono rivelate profondamente stataliste, vedi la vicenda Alitalia e le mancate privatizzazioni con gli ultimi governi Berlusconi , ma anche con la crescita a dismisura delle società partecipate degli enti locali nate per gestire servizi in maniera più rapida ed efficiente ma rivelatesi solo come mezzi per il clientelismo più esasperato e fonti di sperpero (non da ultime le vicende della ATAC di Roma).

Renzi ha nel suo palmares come presidente della Provincia di Firenze prima e come sindaco poi efficientamenti nella rete viaria provinciale e nelle municipalizzate che difficilmente possono essere disconosciuti. La sua compromissione con la politica nazionale è pari a zero checché ne dicano i suoi detrattori, la sua costante vicinanza ai problemi concreti vissuti da ciascuno di noi prima in provincia e poi da sindaco sono li a dimostrarlo.

La necessità, più volte evocata nei suoi comizi di cambiare “adesso” supera l’arte del rimando tipica della politica italiana degli ultimi venti anni, la sua gioventù sfacciata, iconoclasta e anche un po’ temeraria lo fa apparire come una speranza per chi ha visto per anni predicare bene e razzolare malissimo i vari leaders che si sono susseguiti .

Il fatto poi che la nomenclatura (con la kappa) dell’ex PCI con i vari Bersani, D’Alema, Veltroni e Fassino ce l’abbiano di traverso, così come gli ex DC come Rosi Bindi, Fioroni e compagnia sono solo un fiore all’occhiello da sfoggiare con orgoglio, visto i trascorsi di becero statalismo di costoro.

Alla destra liberale manca un leader giovane, forse l’ha trovato?

Riccardo Roffo

Vice coordinatore provinciale FLI

Capogruppo minoranza Calice

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