Intervista a Marco Buticchi

1)      Cominciamo subito da una bella notizia: con il tuo ultimo romanzo, La voce del Destino, ti sei recentemente aggiudicato il prestigioso Premio Salgari. Cosa significa per uno scrittore di avventura vincere questo riconoscimento?
Una grande soddisfazione. In particolare per chi, come me, è venuto su a “surrogato” di cioccolato (perché nasco prima dell’avvento della Nutella) e a romanzi di Emilio Salgari.

 2)      Parliamo di Luce De Bartolo, una delle protagoniste del libro: ti sei ispirato a qualcuno per immaginarla?
A una clochard parigina che mi ha attraversato la strada a un semaforo. Non aveva però il piglio di una clochard e così, per esercizio e per diletto, mi sono divertito a inventarle un passato di cantante lirica: il soprano più grande di ogni tempo.

3)      Un personaggio inventato, dunque, che si affianca ad un’altra ‘grande donna’, questa volta realmente esistita: Eva Duarte Peròn. Raccontaci la storia di questa amicizia e come questo legame sia in qualche modo alla base del tragico destino di Luce.
Eva Duarte Peròn è stata un’icona del suo tempo. E forse per questo la sua biografia appare ammantata da contorni fiabeschi. Ci sono però risvolti non ancora chiariti nella sua storia: particolari oscuri che si intrecciano col destino di cinquantamila criminali di guerra nazisti, ustascia e fascisti che fuggono nell’Argentina dei Peròn alla fine del secondo conflitto mondiale. Ed Eva non avrà pace neppure dopo la sua morte: il suo feretro vagherà senza sosta sino ai giorni nostri, riservando alla curiosità dei lettori impensabili sorprese… 

4)      Luce è un nome particolare: come attribuisci i nomi ai tuoi personaggi?
Non è mai facile attribuire un nome, ancor meno “azzeccarlo”. Per farlo mi avvalgo di un librone comprato negli Stati Uniti. Si chiama “Names Around the World” e annovera, per nazione, una serie dei nomi propri più comuni.  

5)      Tutte le avventure che narri, sono costruite su un palcoscenico di rigorosa ricostruzione storica. Pensi che la storia dell’umanità sia una buona fonte d’ispirazione per uno scrittore di romanzi d’avventura?
Certo è fonte di ottima ispirazione, ma la storia rappresenta anche un buon binario sul quale costruire il futuro: non è possibile indicare a chi ci seguirà la strada da percorrere, se non si ha certezza del proprio passato. 

6)      Qualche prossimo libro in vista?
Un paio di idee in stato di elaborazione, ma è ancora troppo presto per parlarne concretamente. 

7)      Senti, se da un tuo romanzo dovessero trarre un film, chi ti piacerebbe interpretasse la parte di Oswald Breil e di Sara Terracini, tuoi personaggi “storici”?
Il “piccolo” Oswald Breil sembra un ruolo ritagliato per Danny de Vito, mentre la bella Sara è da sempre Maria Grazia Cucinotta. E scusate se dico poco…

8)      Oltre che scrittore, sei bagnino, imprenditore e, ultimamente, ho visto, sei anche stato nominato dal Comune di Lerici in una Commissione di esperti di cultura. Come concili queste attività?
Ho il potere di dilatare il tempo e mi sono accordato per godere di giornate di 68 ore… Scherzi a parte, la stagionalità del mio lavoro “principale” – che è quello di gestire uno stabilimento balneare – mi consente, nei mesi freddi, di fare dell’altro.

9)      Riguardo alla Commissione Culturale, che suggerimenti pensi di dare al Comune?
Essendo una commissione, i suggerimenti dovranno essere collegiali, ma un mio antico sogno sarebbe quello di riportare nel Golfo delle iniziative letterarie di risonanza nazionale. Che ne so, mi sembra ci sia assoluta necessità di premi artistici seri e indipendenti, votati in assoluta libertà. Questa potrebbe essere un’idea di poco costo e ottima risonanza per il nostro territorio. 

10)  Come ultima domanda vorrei, se me lo permetti, chiederti di regalarci una delle tue meravigliose ricette. Non tutti sanno, infatti, che oltre ad essere l’unico scrittore italiano inserito nella collana dei Maestri dell’Avventura di Longanesi, sei anche un ottimo cuoco…Adoro le “paste romane”, come la carbonara e l’amatriciana: sono veloci da preparare e di grande resa. Risultano però “mattonifere” e improponibili quando la temperatura esterna supera i 20 gradi. Per questo ho “inventato” un’amatriciana più leggera.

Per 4 persone:

Far rosolare in un tegame 250 gr di guanciale tagliato a cubetti. Quando comincia a dorare, stemperare nell’intingolo (se si vuole “alleggerire” ancor più il piatto, togliere con un cucchiaio il liquido in eccesso) una decina di foglie di basilico fresco. A parte tagliare in quarti una trentina di pomodorini datterini e condire con sale, pepe, poco olio d’oliva e con l’aggiunta ancora di qualche foglia di basilico. Aggiungere i pomodori nel  tegame mentre ancora “sfrigola” e spegnere il fuoco mescolando con un cucchiaio . Scolare 500 gr. di pasta al dente (uso spesso paccheri o paste di grande formato) che avrete preventivamente fatto bollire e far saltare in padella la pasta e il sugo a fuoco vivo aggiungendo parmigiano e pecorino grattugiati.

Buon appetito e buone letture!

Raffaella Ferrari

 

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.