Discutere di cultura.

La “cultura in discussione” era il tema dell’incontro convocato dal Sindaco in persona per discutere di cultura con la cittadinanza e gli operatori del settore.

Un po’ deludente, in verità, all’incontro abbiamo sentito per un paio d’ore i discorsi vaghi del Sindaco e dell’Assessore.

Nei giorni precedenti circolava la voce che ci sarebbe stato un cambio al vertice nelle Istituzioni, voci che parevano confermate dal fatto che da mesi il consiglio delle Istituzioni Culturali non esiste più; le dimissioni contemporanee di presidente, Vicepresidente e di un consigliere infatti, secondo il regolamento delle ISC, dovrebbero comportare l’immediata decadenza per legge di tutto il consiglio, direttore compreso, e paralizzare di fatto l’ente che non può nemmeno approvare bilanci o deliberare spese…

I “rumors” raccolti nel settore, dentro e fuori il Comune, davano per certo il cambio del direttore nella direzione di una nuova auspicata, apertura e disponibilità verso l’ambiente culturale esterno all’ente.

Si vociferava di condivisione e coinvolgimento nella struttura delle realtà del settore, che vantano esperti di tutto rispetto in grado di “rimuovere le incrostazioni” e contrastare gli “atteggiamenti spocchiosi” che il Sindaco stesso aveva nei giorni precedenti denunciato.

Chi si aspettava una svolta è rimasto francamente deluso; nessun annuncio ufficiale.

Da alcune frasi però abbiamo capito che la nostra cultura è in vendita al miglior offerente (se Fondazione carispe o altri, non si sa), che le sale pubbliche non saranno più pubbliche (già ora non lo sono, poiché occorre pagarle e a caro prezzo per poterne usufruire), che tutta la dotazione di servizi (Biblioteche, sale, teatro, musei, ecc) andrà gestita dal baraccone che tutti considerano superato e che speravano venisse almeno riformato e che i cittadini non verranno chiamati in nessun modo a collaborare col Comune, anzi i criteri di scelta dei collaboratori e/o dei fornitori saranno sempre più accentrati in poche mani, ancor più che in passato e nessun passo verrà fatto verso un’apertura al tessuto culturale cittadino. Questa ulteriore promozione della dirigente, comporterà forse anche un adeguamento (al rialzo) dello stipendio di circa 95.000 euro, corrisposto ad oggi dalle casse pubbliche.

Che ne sarà dunque del Lia, per dirigere il quale il defunto ingegnere chiese e ottenne una direzione qualificata e separata dalle Istituzioni? E che dire del Camec, sotto le ISC e ancora in cerca di un direttore?

Ci venderanno i gioielli di famiglia, insomma, e non ci daranno neanche il diritto di poterci “fare un giro” ogni tanto…

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