Horst Fantazzini, il bandito gentile.

Sono ancora libero, bastardi!
L’incredibile vicenda di Horst Fantazzini, il “bandito gentile”, quasi 40 anni trascorsi in carcere perché rapinava le banche con pistole giocattolo. Dal film “Ormai è fatta!” tratto dal libro omonimo autobiografico alla pubblicazione con Milieu edizioni.
“Ormai è fatta!” il racconto del tentativo di evasione dal carcere di Fossano, Piemonte, di quel 23 luglio 1973 giorno rimasto impresso nella memoria di tanti attraverso le immagini del telegiornale, con la voce di Tito Stagno che annunciava in poche battute la ribellione di un individuo asserragliatosi in un ufficio con due guardie in ostaggio; è stato ripubblicato integralmente dalla casa editrice “Milieu” insieme a molti altri bellissimi scritti successivi al 1976, poesie, lettere e vario materiale anche immagini e una biografia essenziale ma densa di avvenimenti, a cura di Patrizia Diamante chiamata da Horst affettuosamente “Pralina”.
Nato nel 1939 ad Altenkessel, Germania, il piccolo Horst fu portato solo a 6 anni dai nonni paterni a Bologna, dove faticosamente si ricominciava a ricostruire una città distrutta dai bombardamenti e dove, con i genitori Alfonso detto “Libero dal Fosco” antifascista e militante anarchico e Bertha Heinz, operaia, e la sorellina Pauline, presero alloggio nel quartiere popolare della Bolognina.
A 18 anni, Horst decide di non lasciarsi sfruttare come apprendista operaio e, imitando le gesta della Banda Bonnot, compie la prima rapina in un ufficio postale, poi in banche, seguirà una condanna di cinque anni ed era il 1960. Il giorno dell’arresto stava portando la giovanissima moglie al mare insieme al figlioletto Loris di pochi mesi. Uscito dalla galera, iniziò a lavorare nuovamente, prima come pizzaiolo poi come barista, e tutto sembrava mettersi per il meglio.
Horst era franco-tedesco e bolognese, ma della Liguria se ne ricordava bene, perché la sua vita ebbe una svolta proprio in questa regione. Il 7 marzo 1966 dopo vari passaggi e sopralluoghi a La Spezia e Genova, decide di rapinare una banca e un cambiavalute a Genova, ma gli va malissimo, prima di riuscire a scappare col malloppo viene arrestato e portato a Marassi, poi a Varese, da dove evade. Da quel momento diventa la “primula rossa” e, a causa dell’invio di un mazzo di rose a una cassiera svenuta durante il colpo, viene ribattezzato il “bandito gentile”. Seguiranno numerose rapine galanti compiute fra la Lombardia, l’Emilia Romagna e un periodo di latitanza in Francia e in Germania. Viene arrestato nuovamente in Francia a Saint Tropez e da quel momento le porte si chiuderanno fino al 1989, tradotto nei peggiori penitenziari francesi, Marsiglia, Clairveaux. Nel 1968 viene estradato in Italia e ritrova la sua famiglia, ma decide comunque di riprendersi la sua libertà il 23 luglio 1973 quando con una piccola Mauser con alcuni proiettili tenta di evadere tenendo le guardie sotto tiro, sarà un disastro perché verrà crivellato di proiettili dal fuoco incrociato dei tiratori scelti. Da quel momento inizia un calvario durato decenni, di trasferimenti infiniti, cure mediche, operazioni chirurgiche; aggravato dal tentativo di fuga dal carcere di Sulmona. Diventa un “detenuto pericoloso” in odore di terrorismo secondo il sistema carcerario, lo mandano all’Asinara poi a Nuoro, che è come la Cayenna italiana, qui solidarizza coi brigatisti rossi che organizzano le rivolte in carcere, ma rimane sempre delle sue idee, anarchico individualista e quindi distante anni luce da loro, non solo, ma estraneo a qualsiasi organizzazione terrorista pur se citato costantemente come “colpevole” sulla base di teoremi accusatori.
Dopo tante rivolte represse nel sangue, arriva la riforma penitenziaria e poi la cosiddetta Legge Gozzini. Finalmente nel 1989 a Busto Arsizio ottiene alcune licenze per laurearsi in letteratura all’Università, ma approfitta di una di queste per scappare, verrà ripreso nel 1990 e chiuso ad Alessandria e poi a Bologna fino al 2000.
Conobbi Horst nel 1996 e iniziammo allora la nostra relazione sentimentale, dopo una lunga corrispondenza come compagni di fede politica, l’incontro e la storia d’amore vengono raccontati nel mio libro “L’ultimo colpo di Horst Fantazzini” edito da Stampa Alternativa nel 2003.
Mi limito qui a dire, per non dilungarmi troppo, che fu una delle storie più straordinarie della mia vita, l’umanità di Horst, la sua gentilezza, la sua cultura e abilità con il computer, erano incredibilmente ricche, così come il suo senso dell’umorismo e dell’autoironia (si definiva l’Abate Faria).
Finalmente nel 2000 per merito del film “Ormai è fatta!” per la regia di Enzo Monteleone, interpretato da Stefano Accorsi e Francesco Guccini, riuscimmo a fargli ottenere la semilibertà, da trascorrere insieme a me a ai suoi figli nella sua casa bolognese in zona Colli.
Purtroppo, la grazia non arrivava e non sarebbe mai arrivata, perché per essere accolta la richiesta di grazia devono essere chiusi tutti i fascicoli delle procedure giudiziarie, e lui aveva troppe sentenze ancora da attendere. Lavorava in una ditta esterna che si occupa di carta riciclata, ma si sentiva umiliato per le sue condizioni di salute malferme e lo stipendio elargito “a rate” dall’istituto carcerario.
Disperato anche per una ingiunzione di pagamento di una rata ICI mai pagata dai familiari, tentò una rapina prima di Natale, fu arrestato e messo in carcere prima di entrare, morì in cella la sera del 24 dicembre 2001.
Il paradosso della storia di Horst Fantazzini, miliardi di lire spesi per trasferimenti, piantonamenti, procedimenti burocratici, impiego di mezzi e personale, processi lunghissimi con rimandi infiniti… a fronte di pochi milioni di lire rapinati.
Una storia che sembra uscita dalla penna di Kafka, con qualche citazione anche da “Papillon” e qualche tinta rosa alla “Prendi i soldi e scappa”.
Una memoria che sarebbe andata dispersa e dimenticata, ma che oggi noi del sito www.horstfantazzini.net e io che sono stata la sua ultima compagna, voglio tenere viva. Non per creare un altarino, ma per far riflettere sulle ingiustizie sociali che in questi tempi di crisi sono più che mai e sempre più evidenti.
“Lo statuto dei gabbiani, da Ormai è fatta! alle poesie, la vita e le opere del bandito gentile” di Horst Fantazzini, prefazione di Pino Cacucci, a cura di Patrizia “Pralina” Diamante; pag. 320, collana “Banditi senza tempo” edizioni “Milieu”, Milano 2012
Patrizia Diamante
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