Spezia città wagneriana.

Dopo la proposta dell’Arsenale come Città-Fiera, dopo la proposta del Museo Civico Unificato, ecco la riproposta su LaSpeziaOggi di una terza idea del dantista spezzino Mirco Manuguerra, quasi un Assessore-ombra alla Cultura di una giunta di opposizione alla Spezia.

Esiste una lettera autografa di Richard Wagner che rende ampia testimonianza del suo soggiorno spezzino. Una notte fatale quella  del 5 settembre del 1853: in una locanda dell’attuale Via del Prione, al n. 45, dove sta una splendida epigrafe commemorativa, lo sciacquio delle onde sulla banchina dell’antico molo (che ai tempi arrivava all’attuale Piazza Mentana) gli ispirò l’accordo straordinario in “Mi Bemolle Maggiore” che sostiene l’intero Preludio dell’Oro del Reno. Il Maestro era in quel periodo in preda ad un esaurimento nervoso molto grave, che gli procurava fastidiosissimi problemi anche di ordine psico-somatico: era ben più di un decennio che lavorava alla Tetralogia e non riusciva a chiuderla perché gli mancava QUELL’INIZIO. Lo trovò esattamente lì, per sua esplicita testimonianza.

Ecco il passo del musicista: «Tutto mi pareva nudo e deserto, e non capivo cos’ero venuto a fare lì. Rientrando di pomeriggio mi stesi stanco morto su un divano assai duro aspettando il sonno che tanto desideravo. Non venne, ed io caddi in una sorta di sonnambolico torpore durante il quale mi sembrò all’improvviso di precipitare in una rapida corrente d’acqua, il cui rumore assunse ben presto un carattere marcatamente musicale: una triade in Mi bemolle maggiore ondeggiava ininterrottamente sulle note dell’accordo spezzato; gli arpeggi divennero ad un certo punto figure melodiche sempre più mosse, senza che mai venisse meno il limpido accordo di Mi bemolle: era anzi proprio la sua persistenza a provvedere d’un significato infinito l’elemento liquido in cui ero immerso. Ebbi di colpo la sensazione che le onde si richiudessero su di me e, spaventato, mi svegliai di soprassalto dal dormiveglia. Capii subito che era il vero preludio dell’ Oro del Reno a manifestarsi, così come – senza ancora averlo trovato – lo portavo dentro di me. E capii al tempo stesso qual’era la mia vera natura; dentro di me e non al di fuori avrei dovuto per sempre cercare la sorgente della vita».

Ebbene, sulla base di questa referenza unica esiste oggi fortunatamente un gemellaggio con Bayreut, la patria di Wagner, solo che mentre la splendida cittadina tedesca ha intitolato alla nostra città una piazza ampia e davvero elegante, la nostra solita amministrazione comunale, che mai si smentisce, ha dedicato a Bayreut soltanto un anonimo parcheggio.

Occorre rimediare al più presto, ma come? Il principio è molto semplice: La Spezia deve riconoscere la propria natura di città wagneriana esattamente come ha fatto Bayreut. Naturale, a questo punto, pensare ad un Festival Wagneriano, ovviamente di impronta internazionale e perciò da realizzare in collaborazione giusto con il Teatro di Bayreut, il quale – siamo sicuri – non negherebbe mai il proprio appoggio. Non si parla di una rappresentazione delle opere di Wagner, se non in riduzione: il Civico non è attrezzato a tanto; ma si potranno offrire ampie sequenze di grande canto e parti sinfoniche di incomparabile bellezza, magari associate ad un originalissimo concorso internazionale di voci wagneriane. Ma soprattutto, il festival cittadino dovrà aprirsi ogni anno, in un momento che non sia in concorrenza con quello di Bayreut, dunque in primavera, con un evento clou: il concerto offerto dai ragazzi del nostro Conservatorio; un evento che diverrà ben presto una vetrina di enorme prestigio per la città e per i suoi studenti. Inoltre, è auspicabile che un giorno, al civico 45 di Via del Prione, si allestisca il Museo Wagneriano della Spezia. Qualcuno dirà: ma lei, Manuguerra, non era quello del Museo Unificato? Certo, ma questa è una Casa della Memoria: lo spirito del Genio è ancora lì.

C’è un solo problema in questo grandioso progetto: il Teatro Civico non ha posti a sufficienza per la partecipazione prevedibile. Ma i problemi di abbondanza sono i benvenuti: li risolveremo poi.

Infine, perché non pensare ad una dedica per il nostro Teatro Civico, il cui anonimato è un vero urlo nel silenzio? Allora perché non rivolgere il pensiero ad una dedica alla Città di Bayreut? Altro che un ridicolo parcheggio! Quanto meno, a quel punto gli eredi di Wagner non potrebbero davvero rifiutarci il loro fattivo appoggio per il festival nascente…

Mirco Manuguerra

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