A Nudo: intervista a Diego Dalla Palma

Diego Dalla Palma, noto truccatore e personaggio televisivo, negli ultimi anni ha scritto libri che parlano delle sue esperienze, del suo passato difficile, della consapevolezza della sua omosessualità e dei pregiudizi contro cui ha dovuto combattere.

I tuoi ultimi libri nascono sempre dalla tua esperienza, da momenti importanti della tua vita. Scrivere è terapeutico?


Credevo fosse terapeutico, in realtà lo è solo al momento perché con il tempo scopri che i tuoi dolori e i tuoi tormenti riaffiorano e non cambia nulla.

”A nudo” è un libro anche doloroso, dove racconti episodi tristi della tua vita, dovuti alla cattiveria e all’ignoranza altrui. Ma dalle tue parole non emerge rancore perché hai saputo perdonare. Quanto giova a se stessi saper perdonare?


Nel mio caso giova perché diversamente aggiungerei tormenti a tormenti. Aggiungere rancore, rabbia, sete di vendetta sarebbe peggio, quindi alleggerisco con tutti gli accorgimenti che posso adottare. Due grandi accorgimenti sono per me stare a contatto con la natura ed elaborare per capire i torti subiti. Non so se si chiama perdono, ma io preferisco chiamarla elaborazione.

Negli anni del collegio sei stato abusato da un prete e questo dramma è stato una sorta di lasciapassare per l’omosessualità. Perché?


Solo sotto certi aspetti è stato un lasciapassare, diciamo che questa esperienza mi ha portato delle motivazioni che forse avrei ignorato. Sarei stato comunque portato ad un’omosessualità imponente, ma nello stesso tempo ad una curiosità sessuale a 360 gradi: ho avuto anche rapporti etero e tutt’ora non disdegno il rapporto con le donne, seppur orientato prevalentemente all’omosessualità.

Quanto hanno inciso le umiliazioni, la sofferenza a diventare l’uomo che sei, un uomo comunque equilibrato ed estremamente sensibile?


Penso di essere un uomo molto sensibile, ma assolutamente non equilibrato. Sono dell’idea che il dolore e l’elaborazione del dolore che tutt’ora vivo quotidianamente siano stati fondamentali per dare un significato alla mia vita. Credo di essere un uomo interessante e proprio il dolore, la tribolazione, l’atipicità, il tormento mi hanno reso particolare. Non vorrei essere un uomo piatto.

Hai dichiarato che per il sesso, ma non per l’interiorità, preferisci l’universo maschile. Come mai?
Confermo che per il sesso preferisco l’uomo, ma per l’interiorità la femmina, perché ti porta il pensiero alto, mai basso. La donna sa volare, il maschio resta sempre un poco basso. L’ideale sarebbe un uomo con una fortissima sensibilita femminile, ma in genere non esiste!

Che cos’è la bellezza interiore?


Credo sia la qualità quasi masochistica di trasformare in intensità qualsiasi lezione della vita. Se mettiamo insieme la personalità a quell’intensità che io chiamo luccicanza, allora salta fuori la bellezza interiore. La bellezza interiore è quel passo lungo che si ha indipendentemente dagli anni, non ha niente a che fare con la bellezza esteriore che è un grande passaporto, un bel documento e null’altro. Chiamare bellezza interiore questa grande qualità non è nemmeno esatto: credo si chiami magnetismo ed è quella che rende le persone speciali.

È meglio amarsi un po’ o amarsi tanto?


È giusto amarsi quel tanto che basta. Chi non si ama affatto è destinato a giorni tristi, ma chi si ama troppo è destinato a perdere: un uomo potente cade sempre quando comincia a sentirsi onnipotente.

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