Egregio Sig. Pagano….

Niente di personale, carissimo ex Sindaco, ma leggo sul sito di cittadellaspezia il suo accorato invito a chi di dovere: Spezia deve dar spazio ai giovani negli ambiti decisionali della cultura. Non solo nelle direzioni artistiche. E cita la giovane associazione locale che sbandiera la sua voglia di rovesciare lo status quo. Perfetto, messaggio chiarissimo (e neanche troppo originale): largo ai giovani. Insomma, la variante spezzina del rottamatore Renzi.
La sua non è certo demagogia da quattro palanche, ma sarebbe meglio entrare nel merito. Va bene, largo ai giovani. Ma come? Attraverso la solita chiamata consociativa? Perché sono figli degli amici? Perché sono fedeli alla linea? Perché con loro si potranno scambiare favori?
La gioventù di per sé è una gran cosa, implica entusiasmo, voglia di cambiare. Però non basta: per fare cultura servono idee, progetti e un po’ di pellaccia. I giovani, come tutti, dovrebbero essere selezionati da appositi bandi, scelti attraverso chiamate a progetto, individuati da una commissione di chiara fama. Ma di questo lei non parla.
E crede davvero che a decidere sulla presidenza delle istituzioni sia la volontà liberale del sindaco? Non si avverte forse l’opportunità di pagare debiti elettorali? Le richieste della vicina fondazione bancaria non contano nulla?
Abbiamo visto i criteri con cui sono stati scelti negli ultimi anni i responsabili della politica culturale della città, risucchiata in un provincialismo senza alcuna spinta progettuale, con l’unico obiettivo (politico) di non creare problemi. E’ così che realtà e iniziative nate e cresciute con altre ambizioni stanno vivendo stagioni di imbarazzante pochezza.
Prima di dispensare generosi e illuminati consigli al sindaco Federici, da parte sua sarebbe stata opportuna una pubblica autocritica sulla politica culturale della sua giunta.
Mi permetta di ricordarle che durante la sua amministrazione, peraltro ricca di fatti positivi, ha nominato alla guida del Teatro Civico il grande vecchio della scena locale… Il compenso non era certo quello di un giovane precario: 77 mila euro per l’anno 2002 (vedi l’interpellanza in Comune per la cifra), più di quando prendeva il direttore del Festival di Spoleto). Il Civico non è ente di produzione né Stabile di innovazione, ma solo un teatro di ospitalità. Quei denari avrebbero potuto essere destinati (almeno in parte) a progetti per le giovani compagnie o i giovani attori, o magari avrebbero potuto sostenere laboratori creativi per i giovani.
Ricordiamo tutti che fu lei a firmare la delibera per ridurre a parcheggio il Teatro Monteverdi, storico teatro della Liguria. Sarebbe stato possibile cercare e trovare fondi (europei e non solo) per la conservazione e il restauro dell’immobile: riconsegnando il teatro alla città, lei avrebbe dato un segnale significativo, e la sua giunta sarebbe stata ricordata per un gesto importante.
Non mi pare che oggi Spezia brilli come centro di innovazione culturale. La situazione negli utimi anni al Civico non è cambiata granché, con o senza lo strapagato direttore. La città non aveva. e non ha, una reale politica culturale. Non ha idee. In compenso ha funzionari stipendiati con molti zeri, come ho ricordato in un altro pezzo, che impediscono di far venire aria nuova ai musei, che hanno un’idea totalmente elitaria e personalistica della cultura- Ripetere “Largo ai giovani!” confonde, non sta lì il problema, mi creda, la sua non è un’idea, è solo uno slogan. E l’abbiamo imparato: purtroppo in questa città gli slogan servono per giustificare un operato torbido, e nascondere un sistema di potere e di interessi.

Cordialmente

Anna Maria Monteverdi

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