La politica culturale ai tempi della giunta Federici.

In una recente intervista a “La nazione” (1 settembre 2012) l’apprezzatissimo Sindaco della Spezia Massimo Federici ha dichiarato che per il rilancio della cultura, in vista delle nuove nomine, occorre “un sistema organizzativo che premi competenze e talenti purché non spocchiosi”.

Non so a chi possa riferirsi con quel termine, certamente non a me. Tuttavia ho deciso ugualmente di calarmi nei panni della intellettuale spocchiosa (visto che mi occupo di teatro, non mi è stato difficile), e ho cercato di immaginare quello che una intellettuale spocchiosa avrebbe potuto rimproverare al sindaco, dopo tutte le promesse di questi anni e gli annunci più recenti.

Ecco le prime idee spocchiose che mi sono venute in mente:

Camec. Chi si interessa di arte, sa che alla Spezia esiste un museo che si occupa di arte moderna e contemporanea. Sa pure che un tempo al CAMEC operava un direttore serio e competente (non sappiamo quanto spocchioso), Bruno Corà in grado di progettare eventi di una certa risonanza nazionale. Ma chi dirige il CAMEC da un numero ormai troppo alto di anni? Si dirige da solo. E i risultati si vedono perché le presenze sono drammaticamente basse. Che ne è stato della promessa di fare del Camec e degli altri musei un luogo “partecipato” ovvero per usare espressioni elettorali di Federici  del 2008  un “motore dell’innovazione culturale”, un “attivatore sociale della creatività”?

Exodus. Era la grande occasione per la città. Un evento di forte significato storico e di respiro internazionale, un’impresa con cui “costruire memoria” e di cui la città dovrebbe andare orgogliosa. Grazie anche alle intuizioni e all’impegno di Marco Ferrari, Exodus stava iniziando a crescere. Ma che ne è stato? Ferrari non dirige più Exodus (forse era spocchioso). Così a parere comune, l’evento è caduto nel gorgo del provincialismo, tra ambizioni esagerate e risucchi localistici.

Commissione teatrale. Era stata annunciata una grande novità, un comitato di saggi che diretti dalla presidentessa delle istituzioni culturali, avrebbe dovuto coordinare le attività teatrali della città. Siccome non ero una intellettuale spocchiosa, qualche anno fa mi avevano chiesto di farne parte (naturalmente gratis) e dopo un paio di riunioni (dove avevo dato il suggerimento di residenze teatrali poi attuate) sono forse diventata spocchiosa e sono stata esclusa, senza che qualcuno mi avvisasse (noblesse oblige). Sull’affaire ne parlo nella mia nota on line Du commission is megl che uàn:

Naturalmente, come sapete tutti, dopo l’epurazione degli intellettuali spocchiosi la Commissione ha finalmente risollevato le sorti teatrali e culturali della città, con un fuoco d’artificio di idee e progetti, novità frizzanti, con girandole di mostre nel foyer, laboratori e master di recitazione coinvolgendo Accademie d’arte drammatica, piroette di incontri con i  grandi maestri della scena coordinati dai quattro venerandi saggi della Commissione proprio in quel Teatro Civico fino al giorno prima ricovero geriatrico. In realtà non è andata così. A salvare il salvabile sul fronte del teatro giovane e “giovanile” (con risultati alterni di qualità) la Dialma, consegnata chiavi in mano, alla compagnia degli Scarti  niente affatto spocchiosa…..

Arsenale. Lo sappiamo tutti, è uno dei grandi problemi della città. Ma è anche una delle risorse della Spezia. Spiace dirlo ma l’Arsenale è uno dei luoghi per cui Spezia è annoverata da sempre e la prima cosa che un visitatore nomina e che vorrebbe vedere della città. Ma perché il sindaco e la giunta non riescono a gestire  un serio rapporto costruttivo con le autorità militari? Ovviamente la situazione è cambiata, ma l’area dell’Arsenale offre straordinarie opportunità e suggerisce progetti di ampio respiro, anche culturali. Da intellettuale spocchiosa (e dunque poco incline alla mediazione e al compromesso, come direbbe chi mi vuole male), ho realizzato insieme con altri talenti spocchiosi, alcuni progetti pilota in Arsenale. Evidentemente è più facile collaborare con i vertici della Marina che con i funzionari del PD…

Istituzioni culturali. A più di dieci anni dalla sua nascita riteniamo, (e qua mi trovo d’accordo con un intellettuale spocchiosissimo del Pd, Basile), che si possa fare un bilancio e siamo convinti che quel modello, finanziato con preziose e importanti risorse pubbliche ma finora gestito in modo protezionistico e approssimativo, abbia fallito. L’evidenza è data dall’inesistenza da una parte, di una vera progettualità culturale complessiva (e accogliamo con favore l’idea del nuovo assessore Del  Prato, di fare un piano regolatore per la cultura che, speriamo, si basi su un osservatorio selezionato sulla base di competenze verificate e reali); dall’altra dall’assenza di una personalità culturalmente forte e disponibile a lavorare per mettere in piedi proposte di spessore che diano lustro e visibilità alla città. Non disponiamo di Remo Bodei (filosofo e direttore artistico del festival Con_vivere di Carrara) e neanche di Luca Borzani (presidente della Fondazione Palazzo Ducale di Genova ideatore de La storia in Piazza). Maggiani tempo fa declinò l’invito e forse avrebbe fatto la differenza.  Averne un po’ di riserva di questi intellettuali spocchiosi (ovvero, menti libere al servizio della comunità e non al soldo di un partito) aiuterebbe. Qualcuno a dire il vero, ci sarebbe, la tentazione di candidarlo è forte, ma una segnalazione su un sito spocchioso come Laspeziaoggi, equivale a bruciarlo…

Musei. Forse c’è ancora qualcuno che non sa che i musei cittadini sono in drastico calo di visitatori. Gli articoli della Sondra Coggio sul Secolo di qualche tempo fa, ci hanno messo di fronte all’evidenza (e alla durezza) dei numeri. Ma di questo le Istituzioni sembrano non preoccuparsene. I vecchi cliché culturali di riferimento per questi musei hanno esaurito il loro percorso e perso ogni attrattiva, e vanno dunque ripensati con una progettazione organizzativa e produttiva nuova che ne consenta una valorizzazione adeguata. Tutti argomenti che le Istituzioni, blindate nel loro “splendido isolamento” non hanno saputo cogliere né sviluppare magari insieme con associazioni e privati, con conseguente desertificazione degli stessi musei. Che fare? Eppure se qualcosa non funziona si potrà pure osare mettere in discussione l’operato di qualche funzionario di lungo corso con molti zeri nello stipendio e chiedere conto dei risultati? Forse la persona in questione non era spocchiosa.

Mediateca. Nella metà degli anni Duemila avevamo vinto il derby con Genova (prima del memorabile Genoa-Spezia 1.-2): la mediateca regionale, insperatamente, grazie agli sforzi di Marco Ferrari avrebbe avuto sede nientemeno che alla Spezia. La sede c’era, l’ex Cinema Odeon. C’era e c’è persino un direttore (Ferrari stesso).  E poi basta. E’ tutto quello che c’è: un dirigente, una sede in stato di abbandono. E i topi che la abitano (ma non doveva essere ristrutturata entro il 2012?). Dire che la Mediateca è stata provvisoriamente spostata alla Dialma è un fugone di responsabilità. E sulla modalità di acquisizione archivi, dotazioni filmiche, comitato scientifico delle manifestazioni realizzate, preferisco lasciare parlare chi aveva acceso la miccia di una interessante polemica sull’argomento, ovvero un gruppo di appassionati di cinema “molto spocchiosi”  http://assaltoallamemoria.wordpress.com/

Noi più modestamente, ci limitiamo a suggerire a chi di dovere (e lo faccio come ex responsabile della Mediateca dell’Accademia di Brera 2- Nuove tecnologie dell’Arte) di prendere come modello alcune Mediateche regionali che funzionano a pieno regime (appunto, con spazi adeguati, archivisti specializzati, progetti di condivisione del patrimonio filmico e fotografico on line, e con macchinari di riproduzione all’altezza): per esempio, la Mediateca delle Marche o la Sardegna digital library.

Teatro Civico. Sono certa che a Federici questa situazione sta particolarmente a cuore,  visto che in un breve periodo ne è stato persino direttore artistico. Ce lo ricordiamo entrambi perché quando io non ero ancora spocchiosa realizzammo insieme un interessante progetto di residenza teatrale, un progetto pilota per Spezia. Dicono tutti che, dopo il lungo regno di Pischedda I, stia per iniziare il regno di Pischedda II.

Ne  siamo felici: se la parola d’ordine è dare spazio ai giovani, in nome del rottamatore Renzi, allora Pischedda junior va benissimo, per essere giovane è giovane ed è sicuramente non spocchioso, requisito quest’ultimo di una certa importanza, soprattutto quando puoi essere nominato direttamente da un sindaco senza passare da un bando pubblico e senza l’obbligo di presentare un progetto artistico (come invece, accade molto democraticamente e molto spocchiosamente, negli altri teatri d’Italia, isole comprese).

Chissà se il futuro ci riserverà un Pischedda III  e  un Pischedda IV.

Per fortuna non sono una intellettuale spocchiosa, malgrado qualche incidente di percorso.  Mi rendo conto che questi sono solo pensieri maligni e che il sindaco Federici sta lavorando per un serio rilancio della politica culturale della città.

Sono certa che quello che serve alla Spezia non sono davvero gli intellettuali spocchiosi, ma nemmeno  gli intellettuali di regime e i funzionari di partito che hanno come unico obiettivo quello di “evitare grane”.

Purtroppo (o per fortuna) la vera cultura, quella “necessaria”, ogni tanto qualche grana la crea.

 

Anna Maria Monteverdi, ultimogenita della Famiglia che costruì all’inizio del Novecento lo storico Teatro Monteverdi in via dello Zampino, oggi parcheggio, è docente di Storia dello spettacolo all’Accademia Albertina di Belle Arti e di Storia del Teatro alla Facoltà di Lettere di Cagliari. Ha pubblicato sette volumi su Teatro e Multimedialità. Il suo libro (con Andrea Balzola) Le arti multimediali digitali (ed. Garzanti) ha avuto 3 ristampe ed è diventato  uno dei primi ebook italiani. Il suo ultimo volume Nuovi media nuovo teatro  (FrancoAngeli, 2011, 2a edizione: 2012), è stato presentato al Museo dell’Attore di Genova, al Teatro Stabile della Sardegna, al Teatro Valle occupato, al Festival Latitudini a Enna, al Festival Scenari di primavera della Fondazione Toscana Spettacolo, a Teatro Comunale di Arezzo, alla libreria Brac di Firenze, al Golfo dei poeti Film festival ed è in programma di esame in numerosi corsi universitari.

 

 

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