UN MUSEO UNIFICATO PER LA NUOVA CITTA’ di Mirco Manuguerra

Era il 24 giugno del 2010 quando LaSpeziaOggi presentava in esclusiva, per la prima volta, la proposta formulata dallo scrivente di una riorganizzazione dell’intero sistema museale della città attraverso l’istituzione del Museo Civico Unificato. Ora che il grande Amedeo Lia è scomparso, è il caso di riproporre quel modello.
Diciamo subito, tanto per intenderci bene, che Spezia non è Parigi: a questa città, allo stato attuale, un turista può dedicare solo una mezza giornata per un solo Museo. C’è altro da vedere in terra di Lunigiana: ci sono le 5 Terre di Montale, ci sono le Alpi Apuane di Michelangelo.
E poi da noi ci sono troppi Musei: per questo non funzionano.
Ci sono motivi di ritenere che la soluzione ideale sia rappresentata dall’unificazione di tutte le nostre collezioni museali – di grande valore ed interesse – in un unico ambiente espositivo. Le collezioni spezzine, infatti, sono certamente di enorme valore (si pensi alla portata internazionale delle Staue-stele e alla ricchezza del Lia), ma vanno offerte in unico, elegante piatto d’argento.
Ebbene, tale ambiente esiste ed è l’ex caserma della Marina Militare “Duca degli Abruzzi”. Chiameremo la nuova struttura museale il Museo Civico unificato della Spezia, più brevemente «l’Unificato».
Il problema, si dirà, è come finanziare un progetto del genere. Non è difficile. Sappiamo che 7 milioni di euro erano già disponibili da regione e Fondazione Carispe per una eventuale trasformazione della ex caserma nella nuova sede del Polo Universitario Marconi. Il resto lo si trova vendendo i cespiti dove sono oggi ospitati la Biblioteca Civica, il CAMeC e il Museo Lia. Si tratta di un budget complessivo che non si discosta molto dai 20 milioni di Euro. 10 milioni sono da destinare alla costruzione di alloggi che la Marina Militare ha chiesto in contropartita alla ex caserma. Gli altri 10 – se non si amministra come all’ACAM – sono sufficienti per la completa ristrutturazione dell’intero edificio e per la sua trasformazione in Museo.
Ebbene, quanto vale l’Unificato in termini di contributo alla Città? Risposta: il nostro “piccolo Louvre” avrebbe un valore incalcolabile. Un giorno si dirà: “Andiamo all’Unificato” esattamente come oggi si dice “andiamo agli Uffizi”, “andiamo ai Musei Vaticani”, “andiamo al Museo Egizio”… Il Museo Civico Unificato della Spezia non sarà mai a quei livelli, ma non sarà nemmeno poco: si attesterà tra i primi 10 musei italiani e non sarà davvero il decimo.
Si pensi alla struttura: un’enorme macchina della cultura, dove al piano terra, assieme alle Collezioni Archeologiche, all’Etnografico e al Sigillo, è già predisposto il ristorante (la mensa militare), il bar (idem) e spazi per Book shop, libreria, cartoleria-copisteria, sala conferenze; al piano di mezzo ci stanno il Lia e la Biblioteca Civica. Poi spazi per il Polo Universitario e una libreria specializzata. Si pensi anche al piazzale della caserma: un’agorà splendida, che farebbe dell’Unificato il nuovo punto di incontro di tutti i giovani della Città. Altro che le vasche in via Prione! A quel punto la rinascenza del Quartiere Umbertino sarebbe garantita. Non solo: si può agevolmente pensare ad una industria della cultura capace di una maestranza di partenza pari almeno al doppio di quella attualmente in carico totale ai singoli musei cittadini.
Il problema grosso, mi è stato obiettato, sta nell’individuare le aree da destinare ad alloggi per la Marina. Ma anche qui la risposta non è difficile: si può parlare di un’area da individuare all’interno dell’Arsenale medesimo. Il comprensorio – che ho già proposto su queste stesse pagine come una efficientissima Città-fiera), è pienamente suscettibile di un’ampia rivisitazione elegante nella sua zona più a Ovest: anche l’Arsenale deve essere ripensato.
Con l’Unificato il sistema museale spezzino di ridurrebbe a due soli grandi punti di riferimento autonomi: il Museo Navale, da porre tuttavia in sinergia e collaborazione con il Polo Universitario, e l’Unificato. E mentre con l’attuale sistema, dispersivo e deficitario, si perde un fiume di denaro ogni anno, ad una prima stima di massima in una struttura come l’Unificato alla “Duca degli Abruzzi” sarebbe impiegata una quantità di addetti pari a tre volte quelli oggi in carico presso tutte le strutture oggi interessate all’accorpamento e si parlerebbe in termini di decine di miglia di visitatoti autentici.
Restano da definire due questioni importanti: la gestione della struttura e la destinazione del Castello di San Giorgio, privato come sarebbe delle attuali collezioni archeologiche.
Circa la direzione dell’Unificato, io penso a due livelli: le grandi sezioni dei Musei continuerebbero ad avere gli attuali direttori, ma la gestione generale passerebbe ad un vero e proprio manager.
Circa invece il destino del Castello di San Giorgio, anche lì sarebbe necessaria la gestione di un manager che sappia creare eventi di rilievo nazionale: non saranno davvero le Scuderie del Quirinale, ma si parla pur sempre di un’altra potenziale industria della cultura e di un punto turistico di qualità superiore, da sfruttare adeguatamente con servizi di primo livello. Saranno tuttavia necessari un collegamento diretto con il centro città ed una più ottimale gestione dei parcheggi. Il che significa che il progetto del water-front deve essere funzionale al centro cittadino: mai dovrà essere la città a doversi adattare al water-front.

Mirco Manuguerra

 

 

 

Advertisements
Annunci
Annunci

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.