Una lettera al Sindaco Caleo e al Presidente Melley

Egregi e cari Sindaco Caleo e Presidente Melley,

credo di interpretare il sentimento della maggioranza dei miei concittadini nel ringraziarVi della preziosa e irrinunciabile iniziativa che il Festival della Mente dimostra da 9 anni di essere per Sarzana e per il suo circondario . Un’irrinunciabile e ambiziosa manifestazione che non può però limitare la ricaduta delle proprie potenzialità ad un banale fermento commerciale di tre giorni e ad una brevissima esperienza di collaborazione volontaria di 600 studenti . Il Festival della Mente è e dovrebbe essere considerato da chi lo promuove, di ben altra levatura e aspettativa ! Perché infatti , prendendo facile spunto dagli importanti-fondamentali temi trattati dagli esimi relatori , non proporsi di tradurre in azioni concrete – vedi l’intervento di G.Zagrebelsky – le conoscenze lì acquisite e le idee progettuali o risolutive da lì nate ? Perché non riflettere meglio su “Il diritto alla cultura : la responsabilità del sapere” dello stesso Zagrebelsky per attuare quei principi di democrazia partecipata che nella vicina e a noi gemella cittadina di Pietrasanta ha permesso tra i cittadini e l’Amministrazione Pubblica un dialogo di politica civica così proficuo? O perché non ispirarsi a “Il corpo come meccanismo dei pensieri”, “La scrittura e i suoi miti” , “Usate i vostri colori” e ad altri temi analoghi , per favorire con finanziamenti e spazi adeguati la professionalità di chi localmente si occupa da tempo di danza , di scrittura , di arti figurative , di musica , di teatro … E perché non riflettere meglio su “Adolescenti a scuola : conoscere il passato e ignorare il futuro”di G.P.Charmet , al fine di dotare ogni Scuola del territorio – con obbligo di utilizzo – della video-documentazione del Festival sì che i suoi “saperi” entrino nel vivo dei programmi di studio e rendano gli stessi finalmente vivi ? Perché ancora da “Cultura Ambiente Paesaggio” di M.Agnoletti , non prendere lo spunto per salvare dalla demolizione la storica struttura del vecchio mercato ortofrutticolo in piazza Terzi , ultima testimonianza dell’identità agricola più autentica di Sarzana , e recuperarla mantenedola – quale è da anni – come contenitore di cultura ( anche contadina ) invece che trasformarla in banalissima stazione di autobus ? Ma perché infine , al pari di ciò che è stato ed è per Pietrasanta-città-d’arte , non trasformare Sarzana , attraverso le sue stesse più connaturate risorse, in capitale-della-cultura della Lunigiana storica , rendendola viva per l’intero arco dell’anno?

 

Grazie dell’attenzione  

Maria Clotilde Fiori, responsabile dell’associazione culturale ProgettoUomo

 

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