Come fu che rubai per sbaglio una videocassetta a Maurizio Maggiani (e come tentai invano di recapitargliela).

 Andò così: quella sera me la diede lui, di sua mano la cassetta, una minidv, insieme a delle fotografie di medio formato con passpartout bianco, scatti per una mostra, credo. Le ho sparse per la cucina appoggiate al piano cottura: ritraggono il paesaggio di Tramonti insieme a cartacce, resti di cibo, bottiglie di plastica. Colorate sono colorate, la composizione ricorda vagamente De Chirico, una natura morta un po’ originale, gli accostamenti cromatici sono efficaci e non ti viene in mente un pensiero da ecologista, pensi solo che ci sta bene quella plastica blu nel monotono verde della campagna.

L’aveva girata  a Sarajevo, nei luoghi della ex Jugoslavia forse all’epoca della guerra, o poco dopo, non c’è una data sopra né un luogo, lui non mi disse niente sulle circostanze del viaggio o comunque non me ne ricordo. E’ passato del tempo.

”Puoi farmi un dvd?”

“Certamente”.

La cassetta è rimasta a lungo prigioniera del mio scaffale, a Lucca. Poi con il cambio di residenza e annesso trasloco, la cassetta si ritrovò più vicino alla casa di Maggiani, alla Spezia, dentro uno scatolone con altre cassette prive di identità in attesa di essere smistate, guardate, catalogate, digitalizzate e poi forse buttate. In questa però, c’era almeno un titolo: “Il trombettiere dei morti”.

Dopo 7 anni è spuntata fuori mentre cercavo dell’altro. Mi ci è voluto un bello sforzo di memoria per capire a chi l’avessi presa e cosa contenesse, anche perché nel frattempo avevo dismesso il lettore per quelle cassette.

Un giorno, potrebbe essere stato sabato scorso, l’ho associata a Tramonti, ai resti del caffè, alla spazzatura fotografata e a quelle lettere di auguri di Natale che Maurizio manda ogni anno per posta agli amici, e d’un tratto me ne sono ricordata. Volevo chiamarlo per comunicargli che ero in debito, che la cassetta non era scomparsa e che sì, insomma alla fine un dvd l’avevo fatto, ma poi mi accorsi di non avere il suo numero e che la mail che avevo non era esatta perché tornava indietro. Rinunciai all’impresa.

Qualche giorno fa l’ho visto passare in Corso Cavour. So che sarebbe stato facile chiudere così la questione una volta per tutte. Ammetto di non averlo voluto fare. Non l’ho fermato. Un’occasione perduta ti dico!

Ho deciso di guardare almeno i primi minuti della cassetta, che nel frattempo si è trasformata in dvd leggibile da tutti i player: forse non avrei dovuto, però magari lui avrebbe avuto piacere a sapere le mie impressioni su quella cassetta che aveva resistito alla guerra nella ex Jugoslavia, a un viaggio lungo e complicato e a chissà cos’altro, ma non alla mia dimenticanza e ai miei traslochi.

Il trombettiere dei morti è un uomo che viene chiamato dai parenti della persona che viene a mancare: non si avvisa per telefono per informare che un proprio caro non è più. Si chiama a casa il trombettiere dei morti che suona una triste e lunga nota, da secoli la stessa, ed è un richiamo per quelli che vogliono venire a portare un ultimo saluto o rendere omaggio. Un’immagine bellissima che appartiene ad altri tempi e altri luoghi. L’uomo che viene avvicinato per caso, in strada, durante il viaggio in macchina, racconta alla telecamera che suo padre faceva questo mestiere, che lui non sa veramente suonare lo strumento ma che non occorre molta abilità, che non chiede nulla e che i parenti lo ricompensano con un piatto caldo. Ma non è lui a parlare: è Maggiani che si sovrappone alla sua voce con tono rispettoso.

Alla fine capisci tutto: chi nasce artista sa cogliere la bellezza in ciò che altri trascurano o buttano via. Come quelle foto che ritraggono bottiglie rotte nella natura. Come l’uomo che passa e volentieri si ferma a raccontare la sua storia non ordinaria.

 

Questo racconto ha delle verità e delle menzogne. Al lettore cogliere le une e le altre.

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