Il Gange dove meno te lo aspetti

Questa estate (2012, per i posteri che certamente leggerano questo pezzo) l’ho passata a Marinella.
Vacanze old style: arrivo in spiaggia al mattino, colazione, bagnetto, pranzetto, lettura digestiva, altro bagnetto, a volte sgabeino come merenda, altro bagnetto ancora, goduria pre-serale.

E poi, quel che non t’aspetti in spiaggia: misticismo.
Tutto è partito dall’acqua del mare. Sporca, a volergli fare un complimento. Ha detto, chi di competenza, “è pulita”, ma a vederla non pareva proprio.
Strani cosi (è un termine tecnico) marroni e piccoli passavano fra i bagnanti, trionfi di schiuma e bollicine ci venivano a trovare tutti i giorni, misteriori aloni marroni e verdi avanzavano a un certo punto della giornata, trasformando un’acqua a volte trasparente in un manto quasi solido. E poi, a completare l’esperienza sensoriale, l’odore, a volte inequivocabilmente di benzina, altre volte di zolfo o ancora di uovo marcio. In certi momenti, di mare.

Ma, c’è un ma, proprio mentre ero ammollo nel guazzabuglio marino ho avuto LA visione illuminante e teletrasportatrice, che mi ha fatto capire il mio sbaglio circa l’acqua del mare.
Quello che io chiamavo “sporco”, in realtà era altro, molto altro.

Un giorno, infatti, dei ragazzi, di origine indiana, nel senso di provenienza dall’India, sono entrati in acqua per rinfrescarsi un poco, e le ragazze erano le più sorprendenti, perchè erano completamente vestite, vestite da capo a piedi, proprio mentre si facevano il bagno, e i loro compagni no, erano in costume, ma comunque indiani restavano, e mentre ero lì, in questo angolo umano di India, fra la schiuma, e il mare vellutato, in preda agli effluvi zolfo-benoidati, lì, ho avuto il passaggio spazio-temporal-mistico, e mi sono trovato altrove: nel fiume sacro, il Gange (salato per l’occasione).

Stavo facendo un bagno purificante nel famoso fiume indiano!
Fiume venerato e usato per tutto, ma tutto tutto, e per questo anche un tantino sporco, ed ero attorniato dagli altri indiani e alcuni turisti, evidentemente occidentali, che insieme a me stavano facendo il bagno purificatore. E la schiuma puliva l’anima, l’alone verde-marrone portava via le brutte intezioni, lo zolfo gli istinti demoniaci, l’odore di benzina faceva salire in uno stato di catatonia, corroborato dai cosi marroni che, colpettandoti qua e là, favorivano la circolazione.

Stavo quasi decidendo di fare una foto-ricordo con i miei amici indiani, quando, da in fondo alla spiaggia, il megafono ha inequivocabilmente tuonato: “Mimmo al bar” (dove Mimmo è il nome di mio padre, diminutivo di Domenico), riportandomi indietro, come in uno zoom di Google Earth, dall’India a Marinella.

Indietro, ma più puro, e cosciente che tutto quel galleggiume e colorame dentro al mare non era banalmente e occidentalmente “sporco” (gli occidentali pensano sempre male), ma un modo per purificare la mia anima, e non qui, ma lontano, in India, nel Gange, pur stando a Marinella. Una spiaggia che, ho infine capito (e mi sento di dire pubblicamente), corrobora i sensi e lo spirito, oltre a mantenere in attività il sistema immunitario.

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