La Spezia, progetto per una città fiera in Arsenale

UNA CITTA-FIERA IN ARSENALE

di Mirco Manuguerra *

 

Era il 6 marzo di questo 2012 quando LaSpeziaOggi.it presentava in esclusiva una mia proposta di riorganizzazione dell’Arsenale come Città-Fiera. La proposta faceva seguito ad altre due: il Museo Civico Unificato e la Città Wagneriana, di cui si tornerà a parlare nelle prossime settimane.

L’idea è semplice. Per poter inserire una città in evidente degrado in un percorso virtuoso di rinascenza, ciò che occorre è un progetto unitario di ristrutturazione capace di mettere mano sia alle sue fondamenta culturali che al tessuto economico generale.

Tralasciando per ora la questione culturale (seppure – e lo vedremo – alla Spezia il comparto rappresenti anch’esso una straordinaria opportunità industriale) per dedicarci all’aspetto più urgente, quale può essere la soluzione di base più efficace per il rilancio economico della nostra città?

Ebbene, la risposta a questa domanda la si trova facilmente pensando a quello che è il più classico dei vessilli di un’economia locale: la Fiera Campionaria. Anche nella fattispecie è evidente la dimensione provinciale – anzi: strapaesana – della manifestazione spezzina e il palazzetto dell’Expo (un nome estremamente ambizioso…) non ha modificato di un solo passo il destino della rassegna nostrana. Se, dunque, per una città vale il motto “dimmi che Fiera hai e ti dirò chi sei”, è evidente che alla Spezia ci vuole un nuovo motore. Un nuovo motore dico, anche se qualcuno subito obietterà che la Fiera è solo una espressione di quel motore che è il tessuto commerciale e industriale di un singolo mercato. Invece la questione non è affatto scontata: un grande evento fiera, capace di attrarre con la propria vetrina una offerta nazionale, sarebbe il motore che occorre per dare propulsione ad una economia in continuo affanno come quella spezzina; sarebbe un potentissimo volano capace di attrarre presenze e nuovi investimenti tra le fonti produttive più innovative, e dunque di eccellenza, del nostro Paese.

Ebbene, in quest’ottica La Spezia ha il privilegio di possedere l’eccellenza logistica assoluta dell’Arsenale Militare, di cui si parla costantemente, certo, ma troppo spesso a sproposito. Recentemente, per esempio, si è proposto di fare dell’Arsenale un grande Museo di Archeologia Industriale. La proposta pare essere venuta dagli stessi vertici della struttura militare ed è stata accolta col solito favore scontato della lillipuziana classe politica dominante. In effetti si tratta soltanto dell’ennesima idea scellerata: l’Arsenale ha già il suo museo, il Museo Navale, il quale funziona benissimo e non ne va assolutamente confusa la preziosità dell’offerta. Nulla, peraltro, impedisce di “arredare” l’Arsenale con emergenze di archeologia industriale onde creare al suo interno anche un percorso culturale in tal senso, ma discutere dell’Arsenale in termini di museo significa restare drammaticamente ancorati a quel tratto semplicistico che da sempre contraddistingue ogni iniziativa locale. Insomma, l’Arsenale ha una sua immagine peculiare da difendere ed è quella di un enorme contenitore industriale; guai a snaturarla. L’immagine di un museo di archeologia industriale, invece, è esemplificativo di una cosa morta, cioè proprio dell’idea contraria di quella che serve ad una città come la nostra.

Dunque: a casa i becchini! È arrivato il momento di stabilire, una volta per tutta, se la produttività dell’Arsenale abbia un valore positivo oppure no. Se l’Arsenale non ha valore positivo, o non lo è a sufficienza – come tutti riteniamo da anni che sia – allora è arrivato il momento di operare scelte nuove e produttive. È fin troppo chiaro che se affianchiamo ad un carrozzone l’idea di un nuovo carrozzone, com’è senza dubbio quella di un Museo di Archeologia Industriale, allora per la città sarebbe davvero finita.

Dunque, ecco la soluzione al problema: cos’è l’Arsenale se non una naturale Città-Fiera? Penso ovviamente al modello della Città-Fiera di Milano, non certo a San Giuseppe, con l’Arsenale spezzino che è molto meglio del glorioso quartiere milanese: si pensi al panorama collinare e marino, ai percorsi dei viali con il ponte-girevole, ai grandi locali-officina da allestire con esposizioni tematiche, alle aree per spettacoli artistici, ai viali alberati con locali e ambienti per ristoranti, bar, negozi e angoli riposo: tutto! Poi, certamente, in seno a tutto ciò ci potrà anche stare l’allestimento di un percorso culturale, opportunamente progettato, di archeologia industriale. Poi…

La Marina Militare deve dunque decidersi: vuole aprire o no questo cavolo di Arsenale? Se sì, la soluzione imprenditoriale è questa: il resto sono solo temi da dilettanti.

Circa il funzionamento della Città-Fiera spezzina è presto detto. Biglietto di ingresso per il pubblico (prezzo popolare) e stand a pagamento per le aziende espositrici. Un sistema-impresa da lanciare inizialmente con qualche evento stagionale, ma destinato a prendere ben presto campo come realtà permanente della Spezia, capace di attirare interessi da tutta Italia e da tutta Europa. La tradizionale Fiera di San Giuseppe si terrà ovviamente nella nuova location arsenalizia, occasione che coinciderà con la Grande Fiera Nazionale: ingresso libero per il pubblico: pagano le bancarelle e gli standisti. Pubblicità sui media nazionali e navette continue dalla Stazione e dai parcheggi periferici. Parlare di migliaia di persone sarebbe cosa riduttiva.

Qualcuno dirà: “ma il Comune perderà il business delle bancarelle di San Giuseppe se queste verranno trasferite all’interno della Città-Fiera in Arsenale….”. A parte che è sufficiente una maggior correttezza nella gestione del denaro pubblico per recuperare con un semplice schiocco delle dita cifre di quella portata, ma il ritorno è comunque assicurato. La Società di gestione, a capitale misto con Marina Militare, Comune e magari Fondazione Carispe, produrrebbe per l’ente pubblico cospicui dividendi che potranno essere destinati ai vari progetti strutturali della Città. Tuttavia il Comune potrebbe ampiamente recuperare i proventi delle bancarelle in occasione della altrettanto tradizionalissima Festa del Mare, quando è massima la presenza di turisti e dunque più pertinente l’invasione delle bancarelle in città.

* presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi

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