Spezia: il processo di isolamento di quelli che non ci stanno!

Sto pensando che Spezia è una strana città… se  hai competenze professionali, ma non sei dentro il sistema di potere locale anzi lo critichi pubblicamente… sei  emarginato politicamente e professionalmente. La sequenza  con cui avviene ciò è sempre la seguente, come un copione di uno spettacolo teatrale ripetuto all’infinito:

PRIMA FASE: l’isolamento politico (fanno girare la voce che sei: “ un estremista inaffidabile),

SECONDA FASE: isolamento professionale (ti impediscono di lavorare nella tua città),

TERZA FASE: la rimozione delle tue capacità e di quello che hai fatto (si fa girare la voce che: “non si sa bene cosa faccia fuori spezia e soprattutto se non lavora qui un motivo ci sarà no?…….”),

QUARTA FASE:  l’isolamento caratteriale  (“è isolato perchè ha un brutto carattere è sempre a litigare con tutti“…..non importa se ciò sia vero l’importante è fare girare questa voce secondo la tecnica denigra denigra che prima o poi qualcosa succederà),

QUINTA FASE: l’accusa di essere un frustrato (se ti permetti di dire che tu meriteresti spazio professionale in questa città e lo rivendichi, parte il tormentone: “ecco perchè critica il sistema di potere perchè non gli hanno dato spazio è solo un frustrato, per questo non lavora a spezia e non ha spazio in questa città“.

Con la quinta fase il cerchio si chiude… la colpa non è di un sistema di potere clientelare che ha sempre promosso incompetenti e lecchini producendo danni alla città… no, la colpa è tua che “ami  te stesso più di questa città“.

E si sa che i regimi, anche quelli di serie B come quello spezzino, non amano le persone che si amano, non amano le persone che credono in se stesse e nelle proprie capacità. I regimi amano i servi, amano gli insicuri, quelli che non ti guardano mai negli occhi quando gli parli, quelli che non alzano mai la voce se non con i più deboli di loro,  quelli che si mettono al servizio del partito, della corrente, della cerchia degli amici, quelli che sono per il collettivo non perchè hanno cultura della solidarietà ma perchè nel collettivo possono nascondere meglio le loro miserie, la loro incompetenza, la loro mediocrità.

Ma sono le persone che dovrebbero fare le città, da noi invece è la città (costruita a puntino  da e per i soliti noti) che fa le persone almeno fino ad ora.

Per questo direi che mi torna molto bene l’applicazione concreta di una frase di Antonio Gramsci:  “i processi liberatori iniziano più dallo spirito di scissione  che da una solidarietà di interessi”.

Un augurio di cuore a tutti gli scissionisti di questa città che sono in numero maggiore di quello che possa sembrare  ma non lo sanno perché  in molti non hanno preso coscienza della sequenza che ho descritto in queste brevi note, cogliendone spesso solo una o due fasi isolate e non la loro circolarità sistemica.

Marco Grondacci

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