LO STATO DELLA CULTURA A SPEZIA

Sullo stato della cultura a Spezia la cronaca registra l’intervento di Cremolini, nel consiglio delle istituzioni servizi culturali. Sul”argomento la discussione si accende solo oggi e sulla carta stampata eletta a arena da autorevoli addetti ai lavori che non trovano altro spazio per coinvolgere nel merito i cittadini. Questa è la conseguenza di non aver portato la questione cultura al giudizio dell’elettore nella recente campagna per le amministrative. All’ordine del giorno c’erano problemi più urgenti, ma viene da chiedersi legittimamente se questa vampata sulla cultura sia il reale motivo del contendere o se sotto ci siano altre cause. La domanda è maliziosa, ma la difesa a spada tratta che Cremolini fa dell’istituzione e del suo operato la legittima, specie quando ne difende l’autonomia. Ma da chi e da cosa? L’istituzione opera in assenza di controlli democratici (voto dei cittadini); è retta da un consiglio di nominati non si sa per quali meriti acquisiti se non magari solo per la continuità nella carica. Il Sindaco ha reintrodotto l’assessorato alla cultura affidandone la delega al dottor Del Prato, ma chiediamoci quanto la sua presenza contrasta cogli assetti di potere costituitisi nel tempo e consolidati fino al radicamento, tanto da difenderli vantandone l’autonomia, cioè far ciò che si vuole senza controllo. Il fatto è che l’organigramma della macchina comunale prevede per chi dirige il settore una potestà decisionale che chi la detiene, vuole tenersi ben stretta.
È su questo che c’è lo scontro sulla e per la cultura. Per questo Cremolini boccia senz’appello la proposta di Pagano di realizzare un consorzio di più comuni sulla cultura: si realizzasse, il potere acquisito dai componenti dell’istituzione, comincerebbe a vacillare.
Però, ricordiamo che questa operazione di inserire la cultura in un circuito democratico, non si compie senza la partecipazione dei cittadini.
Dino Gironi
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