Speriamo che muoia qualcuno

I titoloni cubitali delle locandine dei giornali locali. Quelle dove i giri di parole più ambiti sono “morte” “morte improvvisa” “giovane muore” “muore giovane mamma” “ucciso da male incurabile” e via dicendo.
Cronaca che mischia le sagre della polenta e le feste in spiaggia con la fine della vita delle persone. Che vengono sbattute ben bene in locandina, perchè fa vendere, e nella pagina principale, perchè fa vendere, e in ampie dissertazioni interne, perchè, comunque, fa vendere. Anni fa, scrivevo (gratis) per un noto giornale locale, e il direttore mi disse che il mio pezzo sarebbe stato pubblicato, a meno che non fosse morto qualcuno di lì a sera. E che ovviamente questa ipotesi era auspicabile, perchè significava vendere più copie. Sono verità ovvie, perchè comunque “fa vendere”, è bene non scordarlo. E poi nessuno è mai tornato indietro a protestare.

Le cose però possono cambiare. Basterebbe deciderlo e iniziare a trattare diversamente questi argomenti. Con più rispetto, senza frasi ad effetto, titoloni e macabre astuzie per far acccorrere le persone a comprare il giornale. Oppure evitando di comprare i giornali che trattano le persone decedute con così poco rispetto. Se ad attirare non saranno più i dettagli (inventati) degli ultimi attimi di vita di qualcuno, forse qualche illuminato direttore deciderà di cambiare direzione. Di ideare un modo per commemorare e raccontare chi non c’è più senza fargli lo scalpo.

E magari uno rischierà di finire in una locandina di un giornale, e di potersela anche gustare e conservare.

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