Una rosa è una rosa è una rosa è un rosa

Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa, scrisse Gertrude Stein. Che era poetessa e non giornalista.

Mi alimento, come credo tutti, di cronaca e informazione, e alle volte capita di imbattermi nella negazione di questa semplice frase. Mi capita di leggere che una rosa, con qualche ritocchino, può diventare un campo di rose, o un tulipano, o qualcosa di completamente diverso, chessò, una citroen. Capita insomma di imbattermi nella reinterpretazione, talora faziosa, della realtà, palese a volte, altre volte meno.

A livello nazionale, spesso, la sola fonte di contro-informazione sono le varie testate, e una idea ci se la può fare solo leggendo qua e là.
A livello locale si può fare la stessa operazione, attingere qua e là, oppure cercare una via diretta, tramite passaparola, per testimonianza, se non addirittura per coinvolgimento diretto.

Ci sono dubbi sul nuovo Centro Commerciale Le Terrazze? Beh, basta andare e farsi un giro, documentarsi, dopodichè si prendono un po’ di giornali, online e non, e ci si fa un’idea di chi scrive cosa e il gioco è fatto. Si capiscono i punti di vista.
Una ennesima critica mirabolante di uno spettacolo di una compagnia locale? Compri un bel biglietto e vai a vedere con i tuoi occhi! Dopodichè ripeti l’operazione di cui sopra e il gioco è fatto di nuovo.
Volano sedie in Consiglio Comunale? Ma davvero? Prendere e andare e vedere, seguire, essere giornalisti a se stessi, diciamo così, in modo grammaticalmente fantasioso. Se non sempre perlomeno quando si può. Farsi una idea propria, capire cosa ti somministrano i vari giornali, da quale punto di vista, che, in quanto tale, è personale e non infallibile.

Il nodo alla cravatta va sfatto, e levata la giacca, e cambiati i vestiti, che sanno un po’ di naftalina a stare sempre fermi nella stessa posizione.

di Otto von Not

 

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